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Il post-rock: “l’uso della strumentazione rock per fini non rock”

 

Il post-rock, genere nato nei primi anni Novanta, impiega strumenti rock classici come chitarre, bassi e batterie in maniera non ortodossa.  Si distingue per brani spesso strumentali, strutture aperte e una forte carica emotiva e atmosferica. Il termine fu coniato dal critico Simon Reynolds nel 1994 per descrivere un suono che supera le convenzionali regole della canzone.

 

Il post-rock è emerso nel Regno Unito e negli Stati Uniti come reazione alla commercializzazione del rock alternativo e del grunge. I gruppi pionieri hanno deciso di smontare la musica tradizionale.

 

Band come i Talk Talk (con gli album “Spirit of Eden” e “Laughing Stock”) e gli Slint (con il capolavoro “Spiderland”) hanno posto le fondamenta del genere, combinando un rock essenziale a elementi jazz, noise e ambient.

 

Nel 1994, il critico musicale Simon Reynolds ha ufficialmente coniato il termine “post-rock” sulla rivista Mojo per descrivere l’album “Hex” dei Bark Psychosis. Reynolds lo ha descritto come musica che “usa la strumentazione rock per fini non rock”.

 

Band come i Tortoise hanno miscelato elettronica, dub e minimalismo, contribuendo a rendere il genere completamente strumentale e geometrico.

 

L’Età dell’Oro è stata tra la fine anni ’90 e i primi anni 2000.

 

In questo periodo, il genere post-rock si evolve verso composizioni orchestrali, epiche e cariche di emozione, definendo il suono che oggi la maggior parte delle persone associa a questo stile musicale.

 

I canadesi Godspeed You! Black Emperor si fanno notare con lunghe suite apocalittiche guidate da archi e chitarre distorte, creando un’atmosfera sonora intensa e avvolgente.  Gli scozzesi Mogwai, invece, affinano l’arte del contrasto “piano/forte”, alternando parti delicatissime a esplosioni di rumore che catturano l’ascoltatore.

 

 

I Sigur Rós, band islandese, hanno introdotto caratteristiche uniche come il falsetto e l’uso dell’archetto sul basso, creando un sound sognante e celestiale che li rende inconfondibili.

 

Dal 2000, il genere si è diffuso a livello mondiale e ha assunto una forma più standardizzata, legandosi strettamente alle colonne sonore.  Gruppi come gli americani Explosions in the Sky, i giapponesi Mono e gli irlandesi God Is an Astronaut hanno iniziato a comporre brani più brevi, diretti e cinematografici.  Negli ultimi anni, il post-rock si è contaminato con il metal, dando origine al post-metal di band come Cult of Luna e Isis, e con la musica neoclassica.

 

Il post-rock si discosta dal rock classico, ridefinendone le convenzioni.  Pur utilizzando gli strumenti tradizionali – chitarre, basso e batteria – li impiega come elementi di un’orchestra, creando paesaggi sonori e texture piuttosto che canzoni strutturate secondo lo schema strofa-ritornello.

 

I brani si sviluppano linearmente, senza la struttura tipica.  Cominciano in modo minimale, quasi impercettibile, con un singolo arpeggio o un battito flebile.  Poi, uno dopo l’altro, gli strumenti accumulano tensione, ripetendo lo stesso tema musicale ma aggiungendo strati di suono, creando una sorta di crescendo.  Questo culmina in un’esplosione, un climax potente caratterizzato da un muro di chitarre distorte, feedback e volumi altissimi.

 

Nel post-rock, la chitarra elettrica non è più strumento per assoli virtuosi o riff d’accompagnamento.  Diventa un generatore di texture sonore.  L’uso massiccio di effetti a pedale come Delay (eco) e Reverb (riverbero) crea suoni dilatati, spaziali e onirici, che ricordano l’ambient.  Inoltre, i musicisti spesso sperimentano tecniche particolari, come l’uso di oggetti sulle corde per produrre suoni originali.  Un esempio lampante sono i Sigur Rós, il cui chitarrista suona con un archetto da violoncello.

 

I brani del post-rock sfidano i tempi della radio e dell’ascolto commerciale.  Le canzoni durano raramente meno di 5-6 minuti, arrivando spesso a superare i 15 o 20 minuti per traccia.  L’assenza di canto è un’altra caratteristica distintiva. La musica è quasi interamente strumentale. Quando la voce è presente, non racconta una storia con un testo, ma viene usata come uno strumento aggiunto, con vocalizzi, sussurri o campionamenti di voci registrate per strada o alla radio.

 

Anche il basso e la batteria abbandonano i ritmi sincopati o ballabili del rock classico.  Spesso mantengono lo stesso tempo, circolare e ipnotico, per minuti, creando una base solida e quasi “trance” su cui le chitarre possono intrecciare le loro melodie.  Alcune band, come i Tortoise, incorporano influenze jazz e dub, con pattern di batteria complessi e bassi caldi e profondi.

 

Infine, il post-rock rompe con la classica formazione a quattro elementi, accogliendo la musica classica e l’elettronica.  L’inserimento di archi e fiati, come violini, violoncelli, trombe e glockenspiel, è comune per dare un tono epico e malinconico.  Anche sintetizzatori, campionatori e tastiere trovano spazio, usati per inserire droni (suoni continui di sottofondo) e texture digitali.

 

Oggi, tra i rappresentanti di questo genere, troviamo anche i Samuel Jackson Five e i Sleep Token, due band che interpretano in modo molto diverso l’evoluzione del post-rock e del post-metal, mescolando le atmosfere dilatate tipiche del genere con influenze jazz, math-rock o heavy metal moderno.

 

I Samuel Jackson Five, provenienti dalla Norvegia, sono una vera e propria perla del post-rock strumentale dei primi anni Duemila.  Il loro stile si discosta dai classici crescendo malinconici, proponendo una musica energica, imprevedibile e fortemente contaminata da jazz e math-rock.  Utilizzano strutture geometriche e incastri ritmici complessi, arricchendo il sound delle chitarre elettriche con strumenti insoliti per il genere, come il pianoforte Rhodes, sintetizzatori analogici e fiati.  Per chi volesse avvicinarsi alla loro musica, l’album “Same Same But Different” (2005) rappresenta un ottimo punto di partenza per apprezzare il loro stile eclettico e dinamico.

 

I Sleep Token, nati nel Regno Unito, sono uno dei fenomeni più importanti della musica pesante contemporanea.  Pur non essendo una band post-rock in senso stretto, il loro stile attinge a piene mani dalle dinamiche di questo genere.  Fondono la potenza del post-metal e del djent con melodie vocali pop, elementi R&B e atmosfere elettroniche ed eteree.  L’uso della dinamica è esasperato, con brani che possono iniziare con un pianoforte minimalista e una voce confidenziale, per poi esplodere improvvisamente in riff di chitarra a otto corde pesantissimi e breakdown devastanti.  Come molte band post-rock della seconda ondata, ad esempio i Godspeed You! Black Emperor, i Sleep Token puntano molto sull’anonimato. I membri si esibiscono mascherati e guidati dal frontman “Vessel”, creando un immaginario rituale e cinematografico.  L’album “Take Me Back to Eden” (2023) rappresenta perfettamente questa transizione fluida tra momenti ambient delicati e scariche di metallo pesante.

 

 

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