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Vol.1 e Vol.2 degli Angine de Poitrine

05-11-2026 06:53

FrancescoProg

Post Rock, ESSENZIALE, Scheda Artista, Album 2026, angine-de-poitrine,

Vol.1 e Vol.2 degli Angine de Poitrine

Ci ho messo un po’ a decidermi ad ascoltarli, ma come ho fatto con altre band, ho messo da parte le critiche e i pregiudizi che avevo letto ...

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Vol.1 (2024) e Vol.2 (2026) degli Angine de Poitrine.

 

Ci ho messo un po’ a decidermi ad ascoltarli, ma come ho fatto con altre band, ho messo da parte le critiche e i pregiudizi che avevo letto e i miei stessi preconcetti. 

Ho preso e ascoltato i loro dischi, dopo essermi informato su di loro, ma senza aver sentito prima brani completi, solo spezzoni di brani e video in rete, nei quali risaltava più l'estetica che la musica. A posteriori devo dire di aver sbagliato a non averli ascoltati prima.

 

Fin dall'ascolto del primo brano ho cominciato a capire che le mascherate sono qualcosa di assolutamente ininfluente, un espediente televisivo e mediatico che non ha nulla a che fare con la sostanza della loro musica.

 

Mi piace molto una frase che a mio avviso li definisce perfettamente e definisce il loro genere, tratta dalla copertina interna dell'album Vol.1:

 

“Pour une dose live de mantra rock microtonal frénétique dada-pythago-cubiste, contactez Fabien Peterson, imprésario.”

 

Che tradotta significa: "Per una dose dal vivo di mantra rock microtonale frenetico dada-pitagorico-cubista, contattate Fabien Peterson, impresario."


Si tratta di un testo promozionale e ironico stampato sulla confezione per invitare i fan o i promoter a ingaggiare il duo canadese per i loro energici concerti.

 

“Mantra Rock Microtonale” è la definizione più adatta di quello che fa questo duo, ma con una serie molto ampia di sfumature che descriverò di seguito.

 

Vediamo chi sono.


Gli Angine de Poitrine sono un duo canadese unico e surreale, originario del Québec, formato dai fratelli Khn e Klek de Poitrine.  Li caratterizza la loro forte identità visiva: si esibiscono sempre con costumi e maschere a pois bianchi e neri. La loro musica è un mix di math-rock, rock progressivo, psichedelia ed elementi elettronici, che li rende unici nel panorama musicale.


Il nome della band, che in francese significa “Angina Pectoris” (dolore al petto), è un gioco di parole ironico che rispecchia l’energia frenetica e ritmicamente complessa delle loro canzoni. Sul palco, la loro formazione è semplice ma potente: Khn suona una chitarra microtonale a doppio manico collegata a una serie di effetti e loop station, creando suoni stratificati e riff poliritmici. Klek, invece, siede alla batteria, dettando tempi dispari e strutture math-rock intricate.
 

C’è anche una leggenda che circola su di loro: si dice che i due fratelli comunichino solo attraverso la musica e i loro codici visivi a pois, evitando le classiche interviste e lasciando che siano le loro performance live ipnotiche a raccontare la loro storia.


Il viaggio degli Angine de Poitrine, l'uscita dall'anonimato, il percorso da fenomeno sotterraneo del Québec a fenomeno mondiale nel 2026, è una storia quasi unica nella musica contemporanea.  Questo duo ha saputo trasformare generi di nicchia come il math-rock microtonale e il Progressive Rock in un successo commerciale e virale a livello globale.


Anche se la band aveva già un buon seguito underground grazie a “Vol. I”, la svolta planetaria è arrivata sabato 7 febbraio 2026. La storica emittente radiofonica di Seattle, KEXP, ha registrato una loro sessione live durante il festival Trans Musicales di Rennes, in Francia. Il video delle loro maschere in cartapesta, i costumi a pois e l’esecuzione poliritmica super energica è diventato un vero e proprio fenomeno virale su TikTok, Instagram e YouTube, superando rapidamente i 10 milioni di visualizzazioni


Nel 2026, in un mondo musicale dove il pop algoritmico e l’Intelligenza Artificiale fanno la voce grossa, gli Angine de Poitrine sono diventati un vero e proprio fenomeno, acclamati da pubblico e critica come un esempio di pura creatività umana e analogica.  I loro brani, con riff incredibilmente complessi e un groove irresistibile, hanno conquistato le masse.  Persino grandi nomi del rock mondiale, come Jack White, Lars Ulrich dei Metallica, Dave Grohl dei Foo Fighters e Geddy Lee dei Rush, non hanno resistito al loro fascino e hanno dichiarato pubblicamente la loro passione per la band.


Gli Angine de Poitrine hanno infranto ogni record per una band strumentale e d’avanguardia, sia a livello commerciale che mediatico.  Al Festival Internazionale del Jazz di Montréal del 2026, hanno suonato davanti a un pubblico di ben 100.000 persone, stabilendo un nuovo record di affluenza che resisteva dai tempi del leggendario concerto di Stevie Wonder nel 2009.  Un bagno di folla epico.


A settembre 2026, hanno poi fatto il loro debutto televisivo negli Stati Uniti su NBC, suonando il brano inedito “Zugzegk” a The Tonight Show Starring Jimmy Fallon.  Un traguardo importantissimo, arrivato dopo la loro precedente apparizione europea a Later… with Jools Holland della BBC.  Insomma, gli Angine de Poitrine, piacciano o meno, sono una band che sta facendo la storia.


Il 23 settembre 2026, la band ha raggiunto un traguardo incredibile vincendo il prestigioso Polaris Music Prize. Si sono portati a casa sia il premio per il Miglior Album Canadese dell’Anno con il loro secondo album, “Vol. II”, sia quello per la Miglior Canzone con il singolo “Fabienk”.  Un risultato enorme, sono stati i primi artisti in assoluto a vincere entrambi i premi nello stesso anno.


La loro estetica in bianco e nero è diventata così iconica che sta influenzando le tendenze dei costumi per festival e sfilate autunnali in tutto il Nord America. 

 

Vediamo gli album.

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Vol.1 del 2024.

 

Nel 2024, il duo underground ha fatto il suo debutto sulla scena musicale con l’uscita autoprodotta di “Vol. 1”. 

 

Questo album di sei tracce, con titoli enigmatici, si distingue per l’assenza quasi totale voci, sostituite da dialoghi serrati tra una chitarra microtonale, una batteria martellante e rari vocalizzi.

Il fulcro dell’album è l’uso della chitarra microtonale a doppio manico di Khn de Poitrine. Dividendo l’ottava in 24 note invece delle classiche 12, l’album crea un’atmosfera aliena, ipnotica e spiazzante, sostenuta dai tempi dispari e geometrici della batteria di Klek.

 

Ecco i momenti salienti di “Vol. 1”, l’album di culto che ha dato il via al mito degli Angine de Poitrine:

 

L'album si apre con “Sherpa”, un brano introdotto da un ritmo circolare e magnetico che cattura immediatamente. Qui, le percussioni mantengono un passo inflessibile e rigoroso, mentre gli intrecci di chitarra introducono melodie geometriche e taglienti che evocano i battiti di un cuore in tumulto. Questa traccia iniziale definisce perfettamente l'identità dell'intero lavoro, caratterizzato da un'ostinazione sonora basata su sovrapposizioni digitali che, pur nella loro ripetitività, non risultano mai banali. Il sound è unico ma a tratti compaiono incursioni Zeuhl o influenze prestigiose come quelle dei King Crimson dell'era Discipline. 

 

Il clima si fa più tormentato e spigoloso con “Tohogd”. In questo pezzo, gli strumenti a corda sembrano perdere l'orientamento tradizionale, muovendosi tra accordature insolite e continui stravolgimenti del tempo. Si percepisce una forte tensione, amplificata da un gioco continuo di frasi musicali che appaiono e scompaiono in un flusso continuo.

 

Con "Tamebsz" ci troviamo di fronte all'episodio più imponente e strutturato della scaletta. Il brano si sviluppa come un vero e proprio racconto strumentale dalle tinte scure, in cui echi di rock progressivo si fondono con suggestioni esotiche e orientali filtrate da una scala musicale frammentata. La dinamica cresce in modo graduale e controllato, rinunciando alle classiche aperture commerciali per catturare l'attenzione attraverso impercettibili ma costanti mutamenti del tema principale. Quello che ho ascoltato, i fraseggi di chitarra, hanno dell'incredibile.

 

La traccia successiva, “Ababa Hotel”, punta invece su un andamento rotatorio e avvolgente. Le percussioni si tingono di sfumature quasi tribali e funk nella loro essenzialità, mentre le trame melodiche sovrapposte danno vita a forme geometriche ben definite. Il risultato è un brano sorprendente, capace di trasformare una materia sonora complessa e teorica in qualcosa di fruibile e persino ritmato. Il groove è pazzesco, quasi fusion o addirittura Canterbury. Questo brano è un capolavoro assoluto, la chitarra microtonale e le qualità chitarristiche sono eccelse, degne dei grandi nomi della scena mondiale. La batteria è solida e millimetrica. Grande il gusto nelle improvvisazioni. Splendidi i crescendo progressivi.

 

“Sahardnieh” si presenta come un episodio più serrato e diretto, costruito sul contrasto tra i graffi acidi della chitarra e un battito di batteria secco e incessante. Piuttosto che seguire la struttura di una canzone classica, il pezzo vive di una progressione di sfumature e dettagli sonori, ricordando il movimento fluido ma imprevedibile di un ingranaggio che si inceppa e si sblocca continuamente. Il basso qui è pauroso, inserito in una sovrapposizione di sequenze impressionante, con la batteria impeccabile che si inserisce nelle trame chitarristiche con una andatura strisciante. Questo pezzo è secondo me l'essenza del “mantra rock microtonale”, ma è anche dissacrante, del tutto al di fuori dagli schemi, ai confini del RIO, e c’è spazio per urla quasi metal. Un pezzo disturbante e attraente al contempo.

 

Il percorso si conclude infine con "L'Aberek", una traccia di chiusura che permette di assimilare l'intera esperienza d'ascolto. L'atmosfera si fa leggermente meno irruenta, ma mantiene intatta una profonda inquietudine di fondo. La trama armonica svanisce a poco a poco in modo controllato, lasciando quel senso di lucida e affascinante oppressione che costituisce la vera cifra stilistica del duo. C'è più melodia e il sound si aggira nel mondo della psichedelica ma con una sensibilità rock pura e una forte impronta progressive anni 70. Un pezzo assolutamente trascinante.


Lo stile musicale di “Vol. 1” è un mix compatto, spigoloso e puramente analogico. A differenza delle contaminazioni elettroniche e dance del secondo capitolo, il primo volume è un disco 100% rock strumentale, caratterizzato da un’atmosfera tesa e un trasporto eccezionale.


Il disco si basa sul math rock, con brani costruiti su tempi dispari e insoliti che cambiano continuamente all’interno della stessa traccia. La batteria di Klek raramente offre un ritmo lineare, ma procede per incastri perfetti, stop-and-go improvvisi e accenti imprevedibili.


La firma sonora dell’album è la chitarra a doppio manico di Khn. Questo produce un suono che all’orecchio inesperto può sembrare inizialmente scordato.  In assenza di un bassista, Khn usa la loop station in tempo reale per registrare una linea di basso o un riff ostinato su un manico, per poi improvvisarci sopra con l’altro, creando un muro di suono impressionante per un duo.


L’album eredita una forte componente dal prog rock degli anni ’70 (in stile King Crimson dell’era “Discipline”), filtrata attraverso l’irruenza del noise rock e del punk sperimentale. La musica è priva di melodie orecchiabili, con la chitarra che fa tutto grazie ai suoi riff acidi e ipnotici.


“Pois-punk” è ormai un neologismo che li caratterizza. Con questo album nasce la loro iconica estetica visiva in bianco e nero, inizialmente pensata per nascondere la propria identità nei piccoli club del Québec e poi diventata un marchio di fabbrica mondiale.


Il primo volume ha un suono crudo e secco, registrato con pochissimi fronzoli in studio. Non ci sono synth, tastiere o effetti digitali complessi, ma solo l’interazione pura e telepatica tra due strumenti.

 

Album Essenziale, un vero capolavoro progressive.

 

Qui i video ufficiali sul loro canale YouTube

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Vol.2 del 2026.

 

Vol. 2 rappresenta la svolta artistica e produttiva.

 

Il secondo album segna un punto di svolta nella loro carriera, trasformandoli da band underground a fenomeno globale.  Questo nuovo lavoro amplia i loro orizzonti musicali, incorporando influenze acid-techno, space-disco e synth psichedelici.  

Le sei tracce si evolvono da un math-rock iniziale a quello che è stato definito a ragione un “rave progressivo”.

 

Se il primo album era un disco rock secco e matematico, questo secondo capitolo riesce nell’impresa di unire tempi complessi a una pulsazione ritmica acid-techno, space-disco e addirittura krautrock. 


Le strutture dei brani si dilatano, diventando lunghe suite che sfruttano la loop station per sovrapporre sei tracce contemporaneamente, creando mantra sonori ossessivi e psichedelici.  Pur rimanendo un album strumentale, per la prima volta compaiono brevi inserti vocali, vocalizzi non lessicali e cori destrutturati, che contribuiscono a creare un’atmosfera alienante.  

 

L'album si apre con “Fabienk”, una traccia che funge da vera e propria dichiarazione d'intenti per l'intero lavoro. Il brano inizia con un fraseggio di chitarra insolito e pulsante che evoca i segnali di un codice Morse, per poi evolversi rapidamente in un incalzante e magnetico ritmo in 7/8, arricchito da una stratificazione progressiva di campionamenti in tempo reale. A metà del suo percorso, la composizione compie una svolta sorprendente, trasformandosi in un funk travolgente. 


L'atmosfera diventa decisamente più tesa e istintiva con “Mata Zyklek”. Superata un'introduzione frammentata, il pezzo decolla grazie a una linea di basso profonda e d'impatto. Sopra questa solida base, le chitarre tessono melodie veloci che richiamano calde sonorità mediorientali, svelando la vena più ipnotica e rituale del duo attraverso una struttura ritmica in continuo e travolgente aumento di intensità. Siamo in un vero mantra post moderno su una base percussiva metal. Un pezzo assolutamente incredibile, con lo Zeuhl che compare un po dovunque con le sue incursioni di follia.


Con “Sarniezz” emerge in modo evidente un'ispirazione bizzarra e avanguardistica. In questo caso, le tastiere modificate si muovono su intervalli musicali microscopici e apparentemente impossibili, mentre le percussioni insistono su accenti ritmici insoliti e spezzati. Il risultato è un incrocio tra funk e metal caotico ma rigoroso, sospeso tra l'attitudine del punk e la complessità del rock progressivo. Le linee di basso sono stratosferiche e la base di batteria solida. Un tripudio di controtempi e stop and go.
Il brano cresce progressivamente in una lentissima esplosione controllata, come quelle che fanno crollare e implodere su se stessi interi grattacieli. Il brano lascia percepire in modo cristallino il lavoro maniacale e assurdo di scrittura e rifinitura di una serie infinita di intarsi ritmici e soluzioni alternative agli schemi tradizionali. Brano monumentale.


"Utzp" rappresenta senza dubbio il momento più teatrale e insolito della scaletta. Nelle battute iniziali, la traccia evoca una bizzarra danza popolare dal sapore mitteleuropeo o balcanico, guidata da un tempo instabile e curioso. Nella seconda parte, tuttavia, lo scenario cambia radicalmente: il brano viene travolto da una scarica di chitarre sature e da ritmiche pesantissime, convertendo quell'iniziale atmosfera da circo spaziale in un'esplosione di pura energia rock. C'è il folclore dell'est europeo, una nebbia balcanica fatta di finta gioia. Il pezzo è spiazante, inizialmente appare evitabile, ma quando la batteria sale in cattedra assume tutto un’altro aspetto e dopo l'ennesimo inaspettato stop and go cambia sapore, si fa psichedelico, le trame prima scarne di riempiono di chitarre e i loro giri frenetici. Compare un loop di basso profondo. La ritmica su fa tesa e l’atmosfera inquietante.    Il finale è un lungo sincopato con la batteria che a volte asseconda e altre va in controtempo. Anche questo un grandissimo pezzo.


La successiva “Yor Zarad” viene introdotta dal suono affilato di una chitarra distorta, aprendo la strada a incastri di tempo complessi e spiazzanti. Le particolari scale impiegate si avvicinano molto al jazz-rock sperimentale di stampo europeo, concedendosi persino un passaggio di stampo metal particolarmente aggressivo prima di tornare a ripiegarsi su una struttura circolare che cattura totalmente l'attenzione di chi ascolta. Pezzo frenetico e disturbante. Post rock puro a tratti. Grande chitarra mentre la batteria scandisce un giro ripetitivo ma ricco con un groove pazzesco . Dopo Lo stop and go c'è un cambio completo di atmosfera e diventa minimale e sincronizzato, ma cambia con l’aggiungersi di strati successivi a intervalli di quattro battute, per poi tornare al motivo principale in una cavalcata continua di fatta di variazioni sulllo stesso tema, fin quando la scena è tutta per il doppio manico e gradualmente sale la batteria sempre più intensa fino a una ritmica dura e cruda, che picchia sempre più forte. Spettacolare.


Il percorso giunge al termine con “Angor”, l'episodio più misterioso del disco. Caratterizzato da suggestioni che evocano spazi aridi e richiamano le storiche sonorità dei primi King Crimson, il pezzo si sviluppa su ripetizioni cariche di dissonanze e risonanze elettriche. I musicisti si cimentano in intrecci solisti quasi accennati che portano a una conclusione ingannevole, prima che l'eco dell'ultimo accordo svanisca gradualmente nel vuoto.  Pezzo dominato da un pattern continuo, quello di una eterna introduzione che si ferma e riparte. Un giro che appare sospeso e incompleto e si ferma e riparte completando se stesso nella ripetizione. Ancora una volta variazioni sul tema cambiano atmosfera, da quella di attesa a quella di tensione. Quando la chitarra si fa più melodica il pezzo cambia e prende una direzione che lo rende più strutturato. Il giro di chitarra e batteria nella parte centrale è molto bello. Poi la chitarra con suoni striduli sembra imitare una cornamusa e con questi suoni. fa un bellissimo assolo L’atmosfera è psichedelica nella fasi più melodiche. Il pezzo si chiude come in saletta, con un lungo sustain di chitarra e un graffio, che chiude un disco decisamente graffiante.

 

Altro disco capolavoro, anche nella sua diversità da Vol. I. Sorprendente. Essenziale.

 

Qui i video ufficiali sul loro canale YouTube

 

Cosa dice la critica

 

Gli Angine de Poitrine, con il loro successo mondiale, hanno diviso critica e social media.  Il fulcro del dibattito è proprio il contrasto tra la loro abilità tecnica e l’estetica, a tratti esagerata, che li caratterizza.

 

I fan e la critica musicale li considerano una ventata d’aria fresca per il rock del decennio. 

In un’era dominata da musica pop creata con l’IA o iper-prodotta digitalmente, il duo è visto come l’apice del talento umano. Suonare poliritmi complessi dal vivo, senza basi pre-registrate e con una chitarra microtonale, richiede infatti una preparazione tecnica e una coordinazione quasi telepatica.

 

Il loro album Vol. II è apprezzato per la sua accessibilità.  Hanno saputo fondere generi tradizionalmente ostici e cerebrali, come il math rock e il progressive, con la cassa dritta dell’acid-techno e dello space-disco, rendendo ballabile e sexy la complessità matematica.

 

I costumi a pois e le maschere non sono visti come una trovata teatrale, ma come una scelta artistica che elimina l’ego dei musicisti, concentrandosi sulla musica e sull’esperienza visiva del live.

Dall’altro lato, i detrattori, spesso puristi del prog o scettici sui social, li accusano di essere un fenomeno gonfiato dall’hype.

 

Molti sostengono che senza l’estetica, costumi a pois, maschere e la storia dei “due fratelli muti del Québec”, la loro musica non avrebbe avuto successo oltre i piccoli club.  La definiscono una mossa di marketing virale studiata per TikTok e Instagram.

 

Alcuni recensori la definiscono un “esercizio di stile” ginnico.  La mancanza di testi, melodie vocali e l’uso della scala microtonale la rendono, a loro dire, priva di anima e trasporto emotivo, risultando fredda, meccanica e alienante.

Per Vol. II, in particolare, si critica la struttura ripetitiva delle tracce. L’uso della loop station (la chitarra registra un riff, lo manda in loop e ci costruisce sopra) rende lo schema compositivo identico per tutti i 36 minuti dell’album, nonostante i cambi di tempo.

 

I puristi dell’avanguardia sminuiscono la loro originalità, ricordando che band come i King Crimson degli anni ’80, i The Mars Volta e i King Gizzard & the Lizard Wizard avevano già sdoganato poliritmi e chitarre microtonali, con maggiore varietà stilistica.

 

La critica nel mondo del Prog non differisce di molto.

 

L’arrivo degli Angine de Poitrine ha scatenato un acceso dibattito anche tra gli appassionati di progressive rock.  Il genere, tradizionalmente legato ai suoi canoni tecnici e strutturali, vede il duo canadese sotto due prospettive opposte.

 

Da un lato, la fazione più aperta e moderna, che segue correnti come l’Avant-Prog e band d’avanguardia come i King Gizzard & The Lizard Wizard, considera gli Angine de Poitrine i salvatori di un genere a rischio di fossilizzarsi.  I puristi più attenti hanno notato nei dialoghi ritmici del duo la stessa precisione geometrica dei King Crimson dell’era Discipline e l’eccentricità strutturale dei Gentle Giant.  L’approccio radicale alla composizione, richiama gli esperimenti di Harry Partch e il modernismo dei The Mercury Tree.  L’aspetto esecutivo è esaltato: sapere che pezzi come Yor Zarad o Fabienk sono sostenuti da un batterista che suona tempi dispari e da un chitarrista che coordina live e a piedi nudi una pedaliera looper è considerato l’apoteosi del virtuosismo analogico.

 

Dall’altro lato, l’ala nostalgica e tradizionalista, legata alle strutture sinfoniche e melodiche anni ’70 di Genesis, Yes o Pink Floyd, esprime forti riserve.  Il limite più contestato è la natura ripetitiva dei brani, basati sulla loop station, che creano “loop infiniti” privi di una vera narrazione emotiva.  Molti lamentano la freddezza della proposta, definendola “ginnastica da tastiera” più che composizione poetica, a causa dell’assenza di dinamica, melodia, parti vocali strutturate e tastiere d’atmosfera.  Infine, c’è fastidio per l’esplosione pop della band su TikTok, con l’accusa che i neofiti li considerino “rivoluzionari” solo per ignorare la storia del rock d’avanguardia degli ultimi quarant’anni, e che il duo usi costumi e maschere a pois per mascherare arrangiamenti scarni.

 

Il Pragone con Flying Microtonal Banana.

 

Io per primo ho fatto un paragone fra i loro lavori e l'album "Flying Microtonal Banana" (2017) dei King Gizzard & The Lizard Wizard per poi scoprire però che gli stessi Angine de Poitrine citano apertamente il disco della band australiana come una delle loro ispirazioni fondamentali.

 

Pur condividendo una base teorica comune, questi due progetti si distinguono nettamente per l’applicazione pratica e l’atmosfera che creano.

 

Entrambi i progetti adottano l’accordatura 24-TET. Questo permette sia alla famosa chitarra dei King Gizzard, sia al doppio manico custom degli Angine de Poitrine di avere tasti aggiuntivi inseriti tra quelli normali, consentendo di suonare i “semi-diesis” e i “semi-bemolli”.  Inoltre, all’ascolto, entrambe le band trasmettono inizialmente una sensazione “stonata”, esotica o ipnotica, tipica delle scale microtonali, che può risultare particolare per chi non è abituato.  Infine, entrambi i gruppi affrontano la complessità musicale con un approccio ludico, strano e teatrale, che ha conquistato una fanbase molto affezionata.  Il legame tra i due è così forte che i King Gizzard hanno invitato addirittura gli Angine de Poitrine a suonare al loro festival Field of Vision 2026 in Colorado.

 

Dove si differenziano?

Nonostante la base tecnica sia la stessa, i due progetti prendono strade diverse per quanto riguarda il genere musicale e la struttura dei brani. I King Gizzard si ispirano al rock psichedelico, al garage e all’Anatolian rock, con una forte influenza dalla musica tradizionale turca, in particolare dallo strumento bağlama. Gli Angine de Poitrine, invece, rifiutano i legami con la musica folk tradizionale per concentrarsi su un’astrazione geometrica e Dadaista che fonde math rock, progressive, noise e acid-techno.  

 

Anche la composizione e l’uso della voce sono diversi: l’album dei King Gizzard presenta canzoni con una struttura più classica, con strofe, ritornelli e testi cantati, mentre la musica degli Angine de Poitrine è completamente strumentale, basata su complessi incastri poliritmici.  

 

Infine, la formazione e il metodo di lavoro sono opposti: i King Gizzard registrano ed eseguono i loro pezzi con una formazione rock estesa, che all’epoca poteva arrivare fino a sette elementi, con doppia batteria e fiati per creare un suono vintage e sabbioso anni ’70. Gli Angine de Poitrine, invece, lavorano come un duo minimale, creando un muro di suono futuristico, ipnotico e ballabile con una sola batteria e un uso massiccio di loop station in tempo reale. 

 

In poche parole, i King Gizzard usano la chitarra microtonale per viaggiare nel tempo verso il rock psichedelico mediorientale, mentre gli Angine de Poitrine la usano per proiettare il math rock in un rave futuristico e spigoloso.

 

La mia opinione.

 

Questa band è senza dubbio tanto divisiva quanto affascinante. 

 

Da che parte sto io? Beh, l'idea che ho sviluppato su questi dischi mi fa capire che forse non sono il purista, il dinosauro che ho sempre creduto di essere. 

 

Forse sono più un camaleonte, capace di adattarmi ai tempi. E credo che questo duo canadese stia spingendo la musica contemporanea in una direzione inaspettata. Che mi piace.

 

La loro musica si ispira fortemente alle influenze colte e complesse del passato, assorbendo al contempo le tendenze e le tecnologie del presente per creare qualcosa di nuovo e intrigante. 

 

Mantra… psichedelia … Prog, Elettronica, musica del passato che si fonde con quella del presente. 

 

Musicalmente e tecnicamente potrebbero essere mostri sacri degli anni settanta sotto mentite spoglie e questa idea che danno di loro li eleva. 

 

Portano musica estremamente complessa e colta a decine di milioni di persone e sono felicissimo che accada. Per molti che consideravano questa musica archeologia, ora diventa presente e futuro. 
 

Sono curioso di vedere come si evolverà la loro musica. E per quanto riguarda le maschere, direi che hanno fatto centro, sono riusciti ad attirare milioni di persone.

 

Ma le maschere musicalmente sono del tutto ininfluenti, basta sentire la musica e dimenticarsi le maschere per capire che gli Angine de Poitrine non sono soltanto un fenomeno mediatico, ma due musicisti di primo livello che hanno fatto due dischi pazzeschi. 

 

Album Essenziali, ed ho una leggera preferenza per Vol. I…. quello più analogico … ed ecco che torna il dinosauro che è in me… 

 

Le Mie Versioni

 

Vol. I

Etichetta: Spectacles Bonzaï – AP-01
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, 180g, 7th Pressing
Paese: Canada
Uscita: 2026

 

Tracklist

A1        Sherpa
A2        Tohogd
A3        Tamebsz
B1        Ababa Hotel
B2        Sahardnieh
B3        L'Aberek

 

Lineup

Guitar [Guitares Microtonales], Voice [Voix] – Khn de Poitrine
Percussion [Percussions], Voice [Voix] – Klek de Poitrine

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Vol. II

Etichetta: Spectacles Bonzaï – AP-02
Formato: Vinile, LP, Album, Repress, Stereo, Second pressing
Paese: Canada
Uscita: 12 giu 2026

 

Tracklist

A1        Fabienk 
A2        Mata Zyklek 
A3        Sarniezz  
B1        Utzp  
B2        Yor Zarad  
B3        Angor  

 

Lineup

Drums [Batterie], Percussion [Percussions] – Klek De Poitrine
Guitar [Guitares Microtonales Électriques] – Khn De Poitrine

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