In Praise of Learning degli Henry Cow, album del 1975.
In un’epoca in cui si sente parlare (a mio parere, fin troppo) di messaggi sociali e politici nella musica come se fossero qualcosa di dannoso o sbagliato, anziché la naturale espressione artistica di una corrente di pensiero che si è sviluppata nella società, mi sento in dovere di parlare di uno dei dischi “politici” per eccellenza.
Su Progressive Rock World ho lungamente parlato degli Henry Cow e di Chris Cutler dedicando loro spazio sia nella trattazione dei capisaldi storici del genere sia nel caso dei progetti d'avanguardia più recenti.
Una scheda dedicata intitolata “Gli Henry Cow, pionieri del movimento Rock in Opposition (RIO)” racconta la loro affascinante storia.
Ho dedicato un approfondimento specifico a The Henry Cow Legend (l'album d'esordio del 1973, originariamente noto come Leg End), una complessa e affascinante miscela che unisce jazz sperimentale, musica classica contemporanea e rock progressivo.
Molto spazio alla centralità di Chris Cutler sia per la sua storica militanza come batterista e paroliere della band, che per la scia collaborativa di Cutler nella scena Avant-Prog e Rock in Opposition (RIO) con la sua recente partecipazione nel progetto guidato da Luciano Margorani (nome storico della scena RIO italiana con La 1919), che vede coinvolto anche Dario D'Alessandro degli Homunculus Res, un esperimento rischioso ma fruibile, capace di toccare anche le corde della scena di Canterbury. L'album "Triangolazioni" del 2025.
Degli Henry Cow ho parlato anche di Unrest (1974), uno dei punti più alti del movimento RIO, grazie alla sua perfetta fusione tra composizione rigorosa e pura improvvisazione.
Uscito nel 1975, “In Praise of Learning” degli Henry Cow è un album fondamentale del rock d’avanguardia europeo, che mescola idee politiche comuniste e sperimentazione musicale. Segna un momento importante per la band britannica, quando tra gennaio e maggio del 1975, gli Henry Cow si uniscono stabilmente ai membri degli Slapp Happy (Dagmar Krause, Peter Blegvad e Anthony Moore). Questa collaborazione crea un mix davvero interessante: gli Slapp Happy portano una sensibilità pop intellettuale e un po’ fuori dagli schemi, che ricorda il cabaret di Bertolt Brecht, mentre gli Henry Cow aggiungono la loro complessità strumentale d’avanguardia.
Il titolo dell’album, preso in prestito dalla poesia “Lode dell’imparare” di Brecht, e la copertina con una calza rossa su sfondo rosso, non lasciano dubbi sull’influenza del marxismo sul gruppo. L’album è una critica profonda al capitalismo e all’industria culturale, ma allo stesso tempo è un invito alla conoscenza. Il titolo stesso esorta la classe operaia e i meno fortunati a istruirsi. Per Brecht e per gli Henry Cow, imparare non è solo una questione accademica, ma uno strumento per emanciparsi e migliorare la propria vita.
Questo album è un vero gioiello di jazz-rock d’avanguardia, un mix esplosivo di free jazz, musica colta contemporanea e rock progressivo che non si piega alle logiche commerciali. L’idea centrale di “In Praise of Learning” è quella di fondere avanguardia musicale e attivismo politico marxista. Non si tratta solo di usare la musica per lanciare un messaggio, ma di vedere la complessità e la dissonanza musicale come un modo per ribellarsi alle strutture commerciali e capitalistiche dell’industria culturale.
Qui la cultura è vista come un’arma, e imparare è fondamentale per capire come funzionano il potere e lo sfruttamento, così da poterli combattere. Il testo di Brecht dice proprio: “Devi prendere il potere… Studia, uomo nella prigione! Studia, uomo nella cucina! … Devi dirigere tu”.
I testi, scritti soprattutto dal batterista Chris Cutler, parlano dello smarrimento dell’individuo nella società capitalista, denunciando l’alienazione del lavoro e la violenza dell’imperialismo (come si sente bene nella traccia “War”).
Il pezzo forte dell’album è la suite “Living in the Heart of the Beast”. Racconta la storia di una persona che si rende conto di vivere “nel cuore della bestia” (cioè il sistema capitalista occidentale) e decide di unirsi alla lotta collettiva per abbatterlo. Gli Henry Cow non volevano melodie semplici e ritmi orecchiabili perché li consideravano “oppio per le masse”, musica commerciale fatta per distrarre la gente dai problemi veri. La loro musica è spigolosa, difficile e destabilizzante proprio per tenere sveglio l’ascoltatore, per farlo rimanere vigile e critico.
Questo album è un vero e proprio viaggio nel mondo del rock più sperimentale e audace. Si può definire principalmente Avant-Prog (Rock d’avanguardia) e Jazz-Rock sperimentale, e rappresenta l’anima più ribelle della scena di Canterbury, gettando le basi per il movimento Rock in Opposition (RIO). Gli Henry Cow, in particolare il tastierista Tim Hodgkinson e il chitarrista Fred Frith, erano ispirati da compositori del Novecento come Béla Bartók, Igor Stravinskij e la scuola dodecafonica e seriale di Darmstadt.
Dimenticatevi le melodie tradizionali: qui troviamo scale spigolose, accordi dissonanti e un continuo gioco di contrasti sonori. La sezione ritmica e i fiati (sassofono, clarinetto, oboe, fagotto) non seguono le regole del jazz classico, ma si avvicinano al free jazz europeo, con improvvisazioni collettive, rumorismi e una libertà espressiva che spezza la struttura dei brani. L’album dice praticamente “no” al tempo in 4/4 tipico del rock. La batteria di Chris Cutler è un’esplosione di tempi dispari, poliritmie e metriche asimmetriche (con l’uso frequente di tempi instabili come il 5/8, il 7/8 o sequenze matematiche ancora più complesse). Grazie a Dagmar Krause (che arriva dagli Slapp Happy), l’album incorpora lo Sprechgesang (canto parlato), ispirato al teatro espressionista di Bertolt Brecht e Kurt Weill. La voce di Dagmar non cerca la bellezza melodica, ma è drammatica, teatrale, stridente e marziale. Influenzati dalla Musica Concreta, gli Henry Cow e il produttore Simon Heyworth usano i nastri magnetici in modo creativo. Brani come Beginning: The Long March integrano manipolazioni elettroniche, loop, suoni invertiti e montaggi in studio che anticipano l’industrial e il post-rock.
Io ho la ristampa in vinile RER VHC3 del 2017.
“War” è un brano breve ma molto potente, che mescola rock elettrico e avanguardia espressionista. È un’invettiva forte e diretta, piena di energia. La voce austera e teatrale di Dagmar Krause si staglia su un sottofondo di percussioni martellanti e suoni dissonanti, creando un’atmosfera quasi apocalittica. La performance vocale di Krause e il drumming potente e rumoroso di Chris Cutler sono la spina dorsale del pezzo.
“Living in the Heart of the Beast”, una splendida suite, è un mix di musica orchestrale complessa e sezioni di improvvisazione libera. È il pezzo forte dell’album, che parte da un’atmosfera desolata con armonie vocali intense, per poi esplodere in una seconda metà ritmica e trionfale. È un vero e proprio manifesto musicale e rivoluzionario, con una melodia tanto strana quanto affascinante. Tim Hodgkinson, che ha scritto il pezzo, suona tastiere e fiati, mentre John Greaves guida il ritmo finale con il basso e Fred Frith sfoggia le sue chitarre intricate.
“Beginning: The Long March” è un brano jazz-rock sperimentale e di improvvisazione libera (free jazz) che si addentra in territori più astratti e misteriosi. La musica si destruttura in un dialogo surreale tra i musicisti, punteggiato da pause e silenzi che creano un’atmosfera intrigante. Verso la fine, il brano accelera con un’energia militante. Chris Cutler e Fred Frith usano xilofono e percussioni in modo innovativo e metallico, mentre Lindsay Cooper arricchisce la trama sonora con l’oboe e il fagotto.
“Beautiful as the Moon; Terrible as an Army with Banners” è un pezzo di avanguardia rock e musica da camera davvero unico. È una composizione densa e visionaria, con una struttura intricata e spigolosa. Si muove tra momenti di quiete e esplosioni strumentali, creando un’intensità drammatica che ti tiene incollato. Fred Frith, che ha scritto il brano, è protagonista alle chitarre e al violino. Insieme a lui, Tim Hodgkinson all’organo e al clarinetto, e Lindsay Cooper al fagotto, intrecciano linee melodiche dissonanti e affascinanti.
“Morning Star” è un pezzo di improvvisazione libera che mescola elementi dadaisti e free jazz. Chiude l’album con un’atmosfera ipnotica e misteriosa, come se ci portasse in un viaggio spaziale tra paesaggi desolati. Le melodie tradizionali lasciano spazio a un intreccio di suoni metallici, percussioni elettroniche e fiati che stridono. Anthony Moore è fondamentale con la sua elettronica e il tape, creando un soundscape finale davvero particolare, supportato alla grande da Chris Cutler alle percussioni.
“In Praise of Learning” non è un disco di facile ascolto, ma è un’opera d’arte a tutto tondo. È considerato l’inizio informale del movimento Rock in Opposition (RIO), che voleva liberare la musica rock dalle grinfie del profitto. Ancora oggi uno dei dischi più impegnativi, complessi e affascinanti degli anni ’70. Un Must.
La Mia Versione
Etichetta: ReR Megacorp – RER VHC3
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered, Repress
Paese: UK & Europe
Uscita: 2017
Tracklist
A1 War
A2 Living In The Heart Of The Beast
B1 Beginning: The Long March
B2 Beautiful As The Moon, Terrible As An Army With Banners
B3 Morning Star
LineUp
Bass, Piano – John Greaves
Bassoon, Oboe – Lindsay Cooper
Clarinet, Organ – Tim Hodgkinson
Drums, Sounds [Radio] – Chris Cutler
Electronics, Tape [Tapework] – Anthony Moore
Guitar, Violin, Xylophone – Fred Frith
Voice – Dagmar
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