
90125 degli YES, album del 1983.
Degli YES ho lungamente parlato in occasione delle recensioni di alcuni dei loro capolavori e nella scheda a loro dedicata “Il Sofisticato Rock Sinfonico degli YES”, una band stratosferica, fra i principali esponenti del Rock Progressivo nella sua declinazione del Rock Sinfonico, che ha pubblicato fra gli album più belli di questo genere e fra questi uno di quelli che si contende le prime posizioni, Close To The Edge, immenso capolavoro.
La formazione degli Yes è spesso cambiata ma se ne ricordano due che hanno più inciso a mio avviso a demarcare stili diversi, la prima, attiva negli anni settanta, con una impronta Progressive Rock e la seconda con un sound più vicino al pop-rock, negli anni ottanta e novanta, composta da Jon Anderson, Chris Squire, Tony Kaye, Alan White e Trevor Rabin che ne era leader. A questa seconda “era” appartiene 90125, un successo planetario e un cambiamento radicale dello stile della band, che si avvicina decisamente al pop-rock anni 80, successo avvenuto abbandonando le lunghe suite progressive degli anni '70 per un sound pop-rock potente, moderno e, soprattutto, molto radiofonico.
Un cambiamento che per quanto inizialmente abbracciato dallo stesso Jon Anderson, ha creato una frattura negli YES, quando, con il chitarrista Trevor Rabin in formazione, vissero una diatriba stilistica iniziata da Anderson, insoddisfatto della svolta pop del gruppo che quindi si dedicò ad altri progetti tentando a più riprese di creare degli Spin-Off degli YES, in alcuni casi con ottimi risultati, il primo fra tutti quando Anderson ingaggiò tre storici componenti degli Yes che avevano abbandonato in diversi momenti: il chitarrista Steve Howe, il tastierista Rick Wakeman e il batterista Bill Bruford per formare gli Anderson Bruford Wakeman Howe (ABWH).
Coloro che ci avevano abituati a capolavori progressive rock, di quello più ricco, sinfonico e complesso, riescono a produrre un capolavoro del pop-rock anni '80, abbracciando un nuovo stile, una nuova e diversa energia, mantenendo la perfezione nel sound ma con un approccio più moderno e con brani potenti e ritmi incalzanti, una atmosfera generale coinvolgente.
La direzione della produzione di Trevor Horn generò un l'album caratterizzato da un uso imponente di sintetizzatori e campionamenti (i celebri “orchestral stabs”, colpi d'orchestra che sono il marchio di fabbrica della hit del disco Owner of a Lonely Heart), rendendo il suono all'avanguardia per l'epoca. Grande l'Influenza di Trevor Rabin, chitarrista sudafricano che fu il vero artefice del disco, portando riff energici e una sensibilità melodica che trasformò gli Yes in star dell'era MTV.
Un album che è divenuto anch'esso iconico, che ha portato gli Yes a un pubblico più ampio e che ha avuto un enorme successo trainato dalla hit Owner of a Lonely Heart, l'unico brano degli Yes a raggiungere la prima posizione nelle classifiche e lo stesso 90125 risultò essere il disco più venduto della storia del gruppo.
Ma questo disco non è solo quel brano, che è ormai un inno rock anni '80 con un riff iconico e suoni futuristici (che ogni volta si ascolta e si balla molto volentieri) ma anche Changes, caratterizzata da incastri ritmici complessi e un duetto vocale tra Rabin e Jon Anderson oppure Leave It con bellissime armonie vocali quasi a cappella o anche la bellissima Cinema, breve ma potente strumentale che vinse un Grammy Award come miglior performance rock strumentale e infine Hearts, brano più vicino al sound progressive.
Una curiosità: Il titolo dell'album è il numero di catalogo dell'edizione originale.
Un album che come spesso accade dal punto di vista del progressive rock è un album non più che buono, forse ottimo per i non puristi del genere, mentre dal punto di vista del pop-rock è un capolavoro assoluto.
Solo le grandi band possono riuscire nell'impresa di primeggiare in generi tanto diversi con stessi livelli di eccellenza, ne ricordo un'altra, i Genesis, che vissero anch'essi due ere diverse primeggiando in entrambi e raggiungendo il maggiore successo di pubblico in quella pop-rock, perché grandi musicisti possono solo generare grandi album e questo, checché se ne dica, è un grande album, che non può mancare in una collezione degli immensi YES.
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Tracklist
1. Owner of a Lonely Heart (4:27)
2. Hold On (5:15)
3. It Can Happen (5:39)
4. Changes (6:16)
5. Cinema (2:09)
6. Leave It (4:10)
7. Our Song (4:16)
8. City of Love (4:48)
9. Hearts (7:34)
Durata 44:34
LineUp
- Jon Anderson - voce solista
- Trevor Rabin - chitarre, tastiere, voce
- Tony Kaye - tastiere
- Chris Squire - basso, voce
- Alan White - batteria, percussioni, Fairlight CMI, voce
Con:
- Dipak Khazanchi - sitar e tambura (3)
- Graham Preskett - violino (6)
- Trevor Horn - cori, produttore (escl. 2)
- Jonathan Jeczalik - programmazione tastiere
- Dave Lawson - programmazione tastiere





