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Atom Heart Mother dei Pink Floyd

28-10-2026 08:00

FrancescoProg

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Atom Heart Mother dei Pink Floyd

Il disco che segna il passaggio dalla psichedelia degli inizi al rock progressivo e sinfonico che li ha resi famosi.  Tutti lo ricordano per la ormai .....

Atom Heart Mother dei Pink Floyd, album del 1970.

 

Il disco che segna il passaggio dalla psichedelia degli inizi al rock progressivo e sinfonico che li ha resi famosi.  Tutti lo ricordano per la ormai leggendaria copertina con la mucca, ma anche per il rapporto complicato che i Pink Floyd hanno sempre avuto con questo lavoro.

All’inizio del 1970, Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason erano alla ricerca di nuove idee.  Dopo il complesso sperimentalismo di Ummagumma (1969) e le lunghe sessioni per la colonna sonora di Zabriskie Point di Antonioni, la band si sentiva bloccata e sotto pressione dalla EMI.

 

Per trovare una nuova strada, hanno iniziato a lavorare su una lunga traccia strumentale basata su una progressione di accordi di chitarra di Gilmour, che nei concerti chiamavano scherzosamente “The Amazing Pudding”.

 

Riconoscendo i propri limiti nel combinare il rock con strutture orchestrali complesse, i Pink Floyd si affidarono al compositore d'avanguardia Ron Geesin. Fu Geesin a scrivere gli arrangiamenti per gli ottoni e per il coro (il John Aldiss Choir) che avrebbero arricchito la suite principale.

 

Il lavoro negli studi di Abbey Road fu tutt'altro che semplice: Geesin ebbe accesi scontri con i musicisti d'orchestra, considerati troppo rigidi e poco inclini a comprendere le sue partiture sperimentali, tanto da dover essere parzialmente sostituito dal direttore del coro nella gestione delle sessioni. Al mixaggio dell'album partecipò anche un giovanissimo Alan Parsons.

 

Il vinile è diviso in due parti ben distinte.

 

Sul Lato A, troviamo la suite “Atom Heart Mother”, un brano strumentale imponente di oltre 23 minuti, suddiviso in sei parti.  È un mix di rock, musica classica e musica concreta, arricchito da un coro che non canta parole, ma fonemi e vocalizzi astratti, creando un’atmosfera particolare.

 

Passando al Lato B, ci troviamo di fronte a una selezione di brani individuali, proprio come in “Ummagumma”. Ogni membro della band ha contribuito con una composizione più intima e personale:

 

“If” di Roger Waters è una ballata folk acustica e introspettiva.

 

“Summer ’68” di Richard Wright è un pezzo pop barocco, impreziosito da fiati che gli danno un tocco di eleganza.

 

“Fat Old Sun” di David Gilmour è un brano bucolico e sognante, che culmina in un potente assolo di chitarra elettrica.

 

“Alan’s Psychedelic Breakfast” è un esperimento di musica concreta, incentrato sul tecnico della band, Alan Styles, che porta in un viaggio sonoro mentre prepara e consuma la sua colazione, tra rumori di uova che friggono e rubinetti che gocciolano, un’esperienza a dir poco unica.

 

Per quanto riguarda il titolo dell’album, mentre la suite era ancora senza nome, Roger Waters si imbatté in un articolo sul quotidiano Evening Standard. La notizia parlava di una donna incinta a cui era stato impiantato un pacemaker sperimentale alimentato da una micro-batteria nucleare. Il titolo dell’articolo era “Nuclear Atom Heart Mother Named” (Identificata la madre dal cuore atomico). La band trovò la frase perfetta e la scelse come titolo definitivo del brano e dell’album.

 

Per rompere con l’immaginario psichedelico e spaziale che andava per la maggiore all’epoca, lo studio grafico Hipgnosis, guidato da Storm Thorgerson, ebbe un’idea geniale: fotografare la cosa più semplice e “anti-psichedelica” che potessero trovare: una mucca in un prato dell’Hertfordshire.  Questa mucca frisona, che si chiamava Lulubelle III, è diventata un’icona.  Ma la vera svolta fu che sulla copertina non c’erano né il nome dei Pink Floyd né il titolo dell’album. Una scelta audace e vincente, che la band replicherà spesso in futuro.

 

Atom Heart Mother, nonostante la sua natura sperimentale e fuori dagli schemi, è stato un vero successo. È stato il primo album dei Pink Floyd a conquistare il primo posto nelle classifiche del Regno Unito.  Col passare del tempo, però, i membri della band hanno espresso opinioni piuttosto critiche al riguardo. David Gilmour lo ha definito “letame psichedelico” e “il fondo del barile”, mentre Roger Waters ha detto che se lo ascoltasse oggi, lo considererebbe solo un mucchio di spazzatura da buttare. 

 

La suite “Atom Heart Mother”, che riempie l’intero Lato A del vinile, è un’opera monumentale pensata come una vera e propria sinfonia rock, è divisa in sei movimenti, ognuno con un’atmosfera ben precisa.

 

1. Father’s Shout (Il grido del padre)

Si parte con un’apertura cinematografica, un crescendo di suoni elettronici cupi e distorti, seguito dal rombo di una moto che attraversa lo stereo.  Poi arriva il tema principale: una fanfara di ottoni maestosa ed eroica (scritta da Ron Geesin), supportata dalla sezione ritmica dei Pink Floyd e dalla chitarra di Gilmour.  Si chiude riprendendo i suoni distorti dell’inizio.

 

2. Breast Milky (Latte materno)

L’atmosfera cambia completamente, diventando più intima e malinconica.  L’inizio è affidato all’arpeggio di organo Hammond di Richard Wright e al giro di basso di Roger Waters.  Su questo tappeto sonoro si inserisce prima un assolo di violoncello molto lirico, e poi uno dei primi grandi assoli di chitarra blues di David Gilmour, che cresce di intensità fino a tornare al tema orchestrale principale.

 

3. Mother Fore (Madre davanti)

Qui la star è il John Aldiss Choir.  Si inizia in modo tranquillo, con solo l’organo di Wright e la voce solista del soprano del coro.  Pian piano si aggiungono la batteria di Nick Mason e le altre sezioni del coro. I cantanti non cantano parole vere, ma una serie di fonemi, sussurri e vocalizzi inventati, creando un’atmosfera quasi sacrale e ipnotica che culmina in un finale drammatico.

 

4. Funky Dung (Letame funky)

Come suggerisce il titolo, il ritmo cambia e diventa decisamente funky e cadenzato, grazie al basso di Waters e al groove di Mason. Su questa base, Gilmour sfoggia un lungo assolo di chitarra ritmico, usando effetti come il wah-wah. Verso la fine, il coro rientra in scena con grinta, cantando i fonemi in perfetto sincrono con il ritmo funky della band.  E poi torna la fanfara di ottoni.

 

5. Mind Your Throats Please (Attenti alla gola, prego)

Questa è la parte più sperimentale, cacofonica e d’avanguardia di tutta la suite. La struttura musicale si dissolve, lasciando spazio a suoni elettronici astratti, oscillatori, rumori metallici e al pianoforte distorto di Wright (che sembra proprio un segnale d’allarme). Il caos sonoro cresce piano piano, fino a quando una voce modificata al megafono urla una frase rimasta leggendaria: “Here is a loud tatty squeaky” che è un curioso “joke” intraducibile, frutto del tipico umorismo nonsense britannico dei Pink Floyd e del co-autore Ron Geesin. Tradotta letteralmente, la frase significa: "Ecco qui qualcosa di rumoroso, logoro e stridulo".

 

6. Remergence (Riaffioramento)

Il movimento finale. Il caos della sezione precedente si calma e, come in una sinfonia classica, riaffiorano e si intrecciano tutti i temi principali che abbiamo già sentito: l’assolo di violoncello di Breast Milky, i vocalizzi del coro di Mother Fore e i ricami di chitarra di Gilmour. Il brano raggiunge il suo apice negli ultimi minuti, dove l’intera orchestra, il coro e i Pink Floyd suonano insieme il tema principale, chiudendo la suite con un accordo finale di ottoni ed organo tenuto sospeso per qualche secondo.

 

Atom Heart Mother è un mix di contrasti, un capolavoro imperfetto, che i Pink Floyd stessi definiscono un mezzo disastro.  Eppure, nonostante il loro parere, rimane un disco fondamentale per la transizione del rock anni ’70.

 

I Pink Floyd hanno avuto un coraggio incredibile a mettere una suite orchestrale di 23 minuti sul lato A e un collage di rumori domestici sul lato B.  È un vero e proprio manifesto del rock progressivo, che rompe con le regole della forma-canzone radiofonica.

 

In questo album si sente nascere il suono “Floydiano” che li renderà famosi.  Ascoltando brani come Breast Milky e Fat Old Sun, si percepisce chiaramente il tocco blues, dilatato e malinconico della chitarra di David Gilmour e le trame d’organo di Richard Wright che si fondono alla perfezione.

 

Atom Heart Mother è anche un’opera di rottura. Dalla copertina senza nome al coro d’avanguardia senza parole, è un trionfo di anti-commercialità che, paradossalmente, è diventato il loro primo grande successo commerciale.

 

La suite principale, pur essendo un’opera ambiziosa, a tratti risulta rigida, a dimostrazione dell’inesperienza orchestrale dei Pink Floyd in quel periodo. Ron Geesin, che ha collaborato all’arrangiamento, è riuscito a colmare solo in parte questo limite, ma il suo contributo è stato comunque prezioso.

 

Un album obbligatorio per completare la collezione dei loro dischi.  

 

La Mia Versione

Etichetta: Pink Floyd Records – PFRLP5, Pink Floyd Records – 0190295997083
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered, Gatefold, 180 Gram
Paese: Worldwide
Uscita: 23 set 2016

 

Tracklist

Atom Heart Mother
A.a        Father's Shout    
A.b        Breast Milky    
A.c        Mother Fore    
A.d        Funky Dung    
A.e        Mind Your Throats Please    
A.f        Remergence    


B1        If
B2        Summer '68
B3        Fat Old Sun


Alan's Psychedelic Breakfast
B4.a        Rise And Shine    
B4.b        Sunny Side Up    
B4.c        Morning Glory

 

Lineup

Roger Waters – Basso, voce acustica
David Gilmour – Chitarre, voce
Richard Wright – Tastiere, organo, pianoforte, voce
Nick Mason – Batteria, percussioni
Engineer – Alan Parsons, Peter Bown

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