Non Solo Prog: Unknown Pleasures, album di debutto dei Joy Division, del 1979.
Agli Strawberry Studios di Stockport in soli tre fine settimana nasce un disco che diventerà un vero e proprio pilastro del post-punk e del gothic rock. È l’unico album in studio dei Joy Division pubblicato mentre il loro frontman, Ian Curtis, era ancora tra noi.
Un capolavoro che si racconta attraverso aneddoti, sessioni di registrazione rivoluzionarie e una copertina che è diventata un’icona della cultura pop.
Ma prima di arrivare a questo debutto epocale, tra il 1977 e il 1978, i Joy Division avevano già registrato un intero album di 11 tracce per la RCA. Peccato che non fossero affatto contenti del missaggio finale, troppo “pulito” per il loro sound punk ruvido. Così, decisero di non pubblicarlo.
E qui entra in scena il manager Rob Gretton e Tony Wilson, il fondatore della Factory Records. Nell’aprile del 1979, la band si chiude in studio con il produttore Martin Hannett. Dato che i ragazzi avevano ancora dei lavori diurni, registravano solo dal venerdì sera alla domenica mattina presto. Bastarono due weekend di registrazioni notturne e un terzo fine settimana dedicato al mixaggio per completare il disco.
Il sound di questo album è davvero unico: claustrofobico, gelido e spazioso allo stesso tempo. E tutto questo grazie alla genialità di Martin Hannett. Il produttore impose tecniche di registrazione fuori dagli schemi, come far registrare la batteria di Stephen Morris sul tetto dello studio o isolare i singoli strumenti per creare dei vuoti sonori. Un vero visionario.
All’inizio, i membri della band (soprattutto Bernard Sumner, il chitarrista, e Peter Hook, il bassista) non erano affatto contenti del risultato. Dicevano che Hannett avesse “ammorbidito” l’energia aggressiva e heavy che mettevano nei concerti live. Ma col tempo, hanno dovuto ammettere che quel mixaggio aveva reso le loro canzoni immortali. E così, un disco che sembrava destinato a rimanere nell’ombra, è diventato un vero e proprio classico.
I quaderni di appunti della band rivelano che Unknown Pleasures ha rischiato di chiamarsi in modi diversi, tipo Kinetic Outtake o l’inquietante Convulsive Therapy (“Terapia convulsiva”). Questo titolo era particolarmente pesante se si pensa che a Ian Curtis era stata diagnosticata l’epilessia da poco.
I testi di Curtis esplorano temi come l’alienazione urbana, la sofferenza interiore e la desolazione. Brani come Disorder o New Dawn Fades offrono uno sguardo sul profondo disagio del cantante. She’s Lost Control, invece, racconta la storia di una ragazza con gravi crisi epilettiche che Curtis aveva conosciuto lavorando in un centro per l’impiego. Purtroppo, un destino simile avrebbe poi colpito anche Curtis.
“Unknown Pleasures” è un album fondamentale che ha definito il post-punk e il rock gotico, distanziandosi dal punk classico del 1977. Il suo sound è caratterizzato da forti contrasti e da un’atmosfera di vuoto e alienazione.
La sezione ritmica è in primo piano, con il basso pulsante e melodico di Peter Hook che guida i brani, occupando lo spazio che di solito spetta alla chitarra. La batteria geometrica di Stephen Morris suona fredda e precisa, quasi come una drum machine.
Le chitarre di Bernard Sumner non accompagnano i brani, ma lanciano graffi abrasivi e riff minimalisti, arricchiti dai primi esperimenti con i sintetizzatori. La voce baritonale di Ian Curtis è profonda, solenne e drammatica, evocando un senso di urgenza e rassegnazione.
La produzione spaziale di Martin Hannett ha inserito nel mixaggio suoni ambientali insoliti, come vetri infranti, porte che sbattono, il rumore di un ascensore e frequenze radio, avvolgendo il tutto in un eco artificiale che fa sembrare il disco registrato in una fabbrica abbandonata.
Tra i pezzi più importanti dell’album troviamo:
Disorder: La traccia che apre il disco è introdotta da uno dei giri di batteria più iconici del rock, seguito da una linea di basso inconfondibile. Parla dell’isolamento in città e della sensazione di perdere il controllo.
New Dawn Fades: Questo è il momento più cupo, lento e cinematografico dell’album. Costruito su una progressione di basso e chitarra che sale di intensità, culmina nel canto disperato e rassegnato di Curtis.
Interzone: Un pezzo energico e veloce che rimane fedele alle radici punk della band. È caratterizzato da una rara linea vocale in cui Bernard Sumner canta insieme a Ian Curtis.
Shadowplay: Un brano dal ritmo incalzante che dipinge un quadro desolato di Manchester, con un assolo di chitarra tagliente e tra i più celebri del disco.
She’s Lost Control è il pezzo forte dell’album. Il brano ha un ritmo ipnotico, con un suono di batteria metallico unico, creato da Martin Hannett facendo registrare a Bernard Sumner il suono di una bomboletta spray e di un sintetizzatore per percussioni Synare. Questo si mescola perfettamente con un giro di basso altissimo e distorto.
La canzone ha una storia toccante. Ian Curtis l’ha scritta pensando a una ragazza che frequentava il centro per l’impiego dove lavorava. Lei soffriva di epilessia e, purtroppo, non si presentò più agli appuntamenti. Curtis scoprì poi che era morta a causa di una crisi. Il testo riflette la paura e l’angoscia di Curtis per la malattia, che purtroppo avrebbe colpito anche lui in futuro, rendendo la canzone una sorta di profezia del suo stesso destino.
L’artwork di Unknown Pleasures è uno di quei disegni che rimangono impressi, un vero e proprio simbolo della cultura pop, un po’ come la linea del prisma di The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. Non è stato il grafico Peter Saville a inventarlo da zero, ma il chitarrista Bernard Sumner, che gli ha mostrato un’illustrazione trovata nella Cambridge Encyclopaedia of Astronomy.
L’immagine in sé è affascinante: rappresenta il grafico delle frequenze radio emesse dalla pulsar CP 1919, la prima stella di neutroni scoperta nel 1967. È un po’ come vedere la morte di una stella in un grafico, un’immagine che si sposa alla perfezione con il sound freddo e geometrico dei Joy Division.
Saville ha avuto un’intuizione geniale: la band voleva il grafico nero su sfondo bianco, ma lui ha scelto l’opposto, con linee bianche su un vuoto sfondo nero. E poi, ha fatto una scelta coraggiosa: ha tolto il nome della band e il titolo dell’album dalla copertina, lasciando che l’immagine parlasse da sola.
Oggi, quel diagramma è diventato un’icona mondiale. È stampato su milioni di t-shirt, borse, poster e oggetti di design, e spesso lo indossano o lo comprano anche persone che non hanno mai ascoltato una canzone dei Joy Division. È incredibile come un’immagine così semplice possa avere un impatto così grande.
A quasi cinquant’anni dalla sua uscita, Unknown Pleasures è un vero e proprio capolavoro e un manifesto generazionale. L’album cattura alla perfezione l’atmosfera della Manchester di fine anni ’70: una città industriale in declino, grigia, umida e alienante. I Joy Division sono riusciti a trasformare il punk, che spesso era visto come nichilista e distruttivo, in un’introspezione psicologica profonda, dando voce a sentimenti come la depressione, la solitudine e la paura del futuro. La produzione di Martin Hannett ha poi dato al disco un’immortalità sonora: non suona affatto datato né legato solo agli anni ’70, ma mantiene intatta la sua natura spettrale, gelida e, diciamocelo, tragicamente affascinante.
Essenziale in qualsiasi collezione.
La Mia Versione
Etichetta: Factory (2) – 0060.362, Factory (2) – FACT 10
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue, Unofficial Release
Paese: Europe
Uscita: 2022
Tracklist
Outside
A1 Disorder 3:36
A2 Day Of The Lords 4:43
A3 Candidate 3:00
A4 Insight 4:00
A5 New Dawn Fades 4:47
Inside
B1 She's Lost Control 3:40
B2 Shadowplay 3:50
B3 Wilderness 2:35
B4 Interzone 2:10
B5 I Remember Nothing 6:00
Lineup
Ian Curtis – Voce
Bernard Sumner – Chitarra e tastiere
Peter Hook – Basso
Stephen Morris – Batteria








