
Far and Wide dei The Pineapple Thief, album del 2026.
Far and Wide arriva dopo dieci anni e sette album insieme al batterista Gavin Harrison, che ben conosciamo per i suoi lavori con i Porcupine Tree e i King Crimson.
Questo decennio di concerti in giro per il mondo e di grande collaborazione in studio ha spinto il quartetto a creare un disco che catturasse l’energia e la spontaneità dei loro live.
La band che ha registrato Far and Wide nel 2026 è la stessa che ha lavorato al bellissimo It Leads To This nel 2024. Il quartetto, stabile dal 2017, è formato da:
Bruce Soord – Voce e chitarre
Gavin Harrison – Batteria e percussioni
Jon Sykes – Basso e cori
Steve Kitch – Tastiere e sintetizzatori
L’album esplora temi di inquietudine e stanchezza per lo stato del mondo di oggi. Il frontman Bruce Soord (tra l’altro autore di un bellissimo disco solista quest’anno, Ghosts In The Park) esprime fin da subito il suo disorientamento e la sua frustrazione di fronte al caos globale. Alcuni brani parlano di una perdita di punti di riferimento comuni, altri trasformano questa frustrazione in una sorta di sfida, meravigliandosi della capacità umana di sopravvivere un’altra notte in mezzo al disordine.
Rispetto al precedente “It Leads To This”, che era più stratificato e complesso, questo nuovo disco è più spoglio. Bruce Soord, ha ridotto al minimo le sovraincisioni. Al massimo usa due chitarre contemporaneamente e anche i cori sono più contenuti. Questo permette a ogni strumento di risaltare e crea un’atmosfera più intima e immediata.
Un’altra caratteristica importante sono i contrasti dinamici. L’album alterna momenti acustici delicati, con la voce malinconica di Soord, a improvvise esplosioni heavy che creano per contrasto un effetto di grande potenza.
La batteria di Gavin Harrison è, come sempre, al centro dei brani. Il suo stile è geometrico, ma allo stesso tempo fluido e pieno di incastri poliritmici. Dialoga costantemente con le linee di basso serrate di Jon Sykes, dando ai brani una spinta incredibile anche nei momenti più tranquilli. Le tastiere di Steve Kitch non servono a fare assoli virtuosi, ma a creare atmosfere cinematografiche e texture elettroniche sottili che riempiono lo spazio lasciato libero dalle chitarre.
Si tratta di un album che rimane fedele al progressive rock moderno e malinconico, ma che si avvicina di più all’energia rock dei live.
Questi quelli che considero i momenti salienti di questo disco.
“New World Order”, la traccia che apre l’album. Bruce Soord ci regala un riff di chitarra molto coinvolgente che si sposa alla perfezione con il groove geometrico di Gavin Harrison. È un’ottima introduzione al nuovo sound più rock e diretto della band.
Poi c’è “Hold the Ashes”, una traccia davvero toccante e personale di Soord, dedicata alla scomparsa del padre avvenuta l’anno prima. Musicalmente è cupa, ma allo stesso tempo avvolgente, e affronta con delicatezza temi come la mortalità e l’eredità affettiva.
“God Knows” è un altro brano forte, guidato da un tamburo tribale potente e da un riff di chitarra pesante e aggressivo. La cosa interessante è il contrasto: la pesantezza iniziale si dissolve improvvisamente, lasciando spazio a un pianoforte sussurrato e alla voce angelica di Soord.
Ma il capolavoro del disco à secondo me “No Exceptions”. Questa traccia di chiusura è il culmine artistico del disco.
Si sviluppa con una pazienza compositiva incredibile. Inizia nel buio profondo, con solo la voce evocativa di Soord, a cui si aggiungono gradualmente una batteria soffusa e un assolo di chitarra sospeso nel vuoto. Intorno al quinto minuto, il brano esplode: tutta la tensione e l’inquietudine accumulate vengono liberate in una fiammata di chitarra distorta urgente, infuocata e liberatoria. Invece di un finale pomposo o scontato, la band dimostra una classe immensa riportando il brano alla quiete melodica iniziale, sfumando lentamente mentre Soord canta la meraviglia di essere sopravvissuto a un’altra notte nel caos del mondo contemporaneo. Non è solo una canzone, è la sintesi perfetta del viaggio emotivo che caratterizza l’intero album.
Far and Wide è uno dei loro lavori più ispirati degli ultimi dieci anni. Bruce Soord ha deciso di spogliare i brani da troppi fronzoli e stratificazioni, e il risultato è un disco che respira, con una dinamica pazzesca e che mette in risalto l’interplay fantastico del quartetto nella simbiosi perfetta con Gavin Harrison.
Certo, chi ama tracce con mille cambi di tempo o suite iper-complesse tipiche del prog tradizionale potrebbe trovare questo lavoro troppo diretto all’inizio, ma con un po’ di ascolti si scopre tutta la sua bellezza. Eccellente!
Per gli appassionati
I The Pineapple Thief hanno annunciato annunciano due date italiane per il “Far and Wide” European Tour 2027, a supporto del nuovo album. Il tour prevede uno show esteso con brani inediti e classici.
Roma: Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Sala Sinopoli, sabato 17 aprile 2027 alle 20:00. L’acustica teatrale valorizza il sound del gruppo.
Milano: Alcatraz, domenica 18 aprile 2027 alle 21:00. La dimensione club si adatta al nuovo corso rock, minimale ed energico di “Far and Wide”.
Biglietti in vendita su TicketOne
La Mia Versione
Etichetta: Inside Out Music – IOM773, Sony Music – 19958452211
Formato: Vinile, LP, Album
Paese: Europe
Uscita: 2026
Tracklist
A1 New World Order
A2 Hold The Ashes
A3 Still Living
A4 God Knows
A5 This Empty Space
B1 Scattering Like Flies
B2 Through The Noise
B3 Who Wants It?
B4 No Exceptions
Lineup
Bruce Soord – Voce e chitarre
Gavin Harrison – Batteria e percussioni
Jon Sykes – Basso e cori
Steve Kitch – Tastiere e sintetizzatori












