Non Solo Prog: Who's Next dei The Who, album del 1971.
La storia di “Who’s Next” è quella di un viaggio da un progetto ambizioso e folle alla creazione di un vero e proprio capolavoro.
Dopo il successo planetario di “Tommy”, Pete Townshend, il genio dietro i The Who, decide di lanciarsi in una nuova avventura. Nasce “Lifehouse”, un progetto multimediale fantascientifico incredibilmente visionario.
La trama avrebbe dovuto raccontare un futuro cupo, dove l’inquinamento tiene tutti chiusi in casa con delle tute speciali, e la gente viene distratta e controllata da una rete globale di intrattenimento (un po’ come Internet, ma in anticipo sui tempi). E poi c’è un musicista ribelle che scopre una frequenza spirituale che, con un concerto rock, può unire le anime di tutti in un’unica “nota purissima”.
Purtroppo, “Lifehouse” si è rivelato troppo ambizioso per i tempi. Townshend voleva combinare musica, un film e concerti interattivi al Young Vic di Londra, ma la cosa si è complicata. I compagni di band non capivano bene la storia, i manager erano dubbiosi, e alla fine Townshend, sotto pressione, ha avuto un esaurimento nervoso e il progetto è stato accantonato.
Con “Lifehouse” in soffitta, la band si è ritrovata con un gran numero di tracce fantastiche, registrate qua e là, ma senza un vero filo conduttore. Ed è qui che entra in scena Glyn Johns, un ingegnere del suono e produttore associato di fama mondiale.
Johns ha avuto un’idea geniale, quella di lasciar perdere i concetti filosofici e i film, e concentrarsi su quello che i The Who sanno fare meglio di chiunque altro: un album rock duro e puro, con i brani più belli. La band si è allora trasferita agli Olympic Studios di Londra, e ha ricominciato da capo. L’atmosfera in studio è diventata subito positiva, rilassata e concentrata. E il risultato è stato questo meraviglioso album, “Who’s Next”, un album che ha fatto la storia del rock.
Il titolo “Who’s Next” (che in italiano significa “Chi è il prossimo?”), oltre al gioco di parole con il loro nome, era una risposta al progetto precedente, “Lifehouse”, che non era andato come previsto. Dopo aver passato mesi a cercare un titolo concettuale e pretenzioso per la loro opera rock, decisero di puntare su qualcosa di semplice e diretto. Un modo per dire: “Ecco il nostro nuovo disco, avanti il prossimo”. Il titolo ha poi preso un significato ancora più ironico e dissacrante quando hanno scelto la copertina (scattata da Ethan Russell).
Si tratta di un album che ha segnato una svolta nel rock, ponendo le basi per l’Arena Rock e l’Hard Rock degli anni ’70.
L’album è stato un vero e proprio pioniere nell’integrare sintetizzatori (VCS 3 e ARP) e organi elettronici in canzoni hard rock. A differenza di altre band progressive rock dell’epoca, Pete Townshend non usava le tastiere per assoli virtuosistici, ma come base ritmica e ipnotica, creando quei loop iconici di Baba O’Riley e Won’t Get Fooled Again su cui la band costruiva il suo caratteristico muro di suono chitarristico.
Who’s Next è un album esemplare nell’uso della dinamica, alternando momenti di dolcezza a esplosioni di pura energia. Molte tracce iniziano con arpeggi di chitarra acustica intimi o ballate pianistiche come Behind Blue Eyes e The Song Is Over, per poi trasformarsi improvvisamente in un rock pesante e distorto, guidato dalle power chord della chitarra elettrica di Townshend.
I The Who hanno ridefinito il ruolo di basso e batteria in questo album. Keith Moon alla batteria non si limita a tenere il tempo, ma suona in modo selvaggio e orchestrale insieme, riempiendo ogni spazio con rullate e cambi di ritmo. John Entwistle al basso, con il suo suono potente, metallico e distorto (grazie alle corde in acciaio e ai suoi amplificatori personalizzati), funge quasi da seconda chitarra solista.
A differenza dei dischi precedenti, che avevano un suono più grezzo e caotico, tipico del garage rock e del mod pop degli anni ’60, Who’s Next vanta una produzione cristallina grazie al lavoro di Glyn Johns. Il suono è nitido, potente e spazioso, ideale per i grandi stadi e le arene, ma senza sacrificare la dinamicità e i dettagli di ogni singolo strumento.
Un perfetto equilibrio tra la rabbia primordiale del rock and roll, la sperimentazione tecnologica e la complessità melodica ereditata dalla musica classica e dai progetti teatrali di Townshend.
Questo album non ha un solo brano scadente, anzi, alcuni hanno segnato la storia della musica:
Baba O’Riley, la traccia che apre l’album, è famosa per la sua introduzione ipnotica con il sintetizzatore e per l’esplosione di energia degli accordi di pianoforte e chitarra. Il titolo è un omaggio a due figure importanti per Townshend: il guru Meher Baba e il compositore minimalista Terry Riley. In modo sorprendente si chiude con un assolo di violino in stile folk-rock che spacca.
Behind Blue Eyes è una delle ballate rock più belle di sempre. Inizia in modo intimo e malinconico, con un’atmosfera acustica e la voce delicata di Roger Daltrey. A metà, la canzone cambia completamente, trasformandosi in un pezzo hard rock potente, con la batteria travolgente di Keith Moon.
My Wife è l’unica traccia dell’album non scritta da Pete Townshend, ma dal bassista John Entwistle. È un brano ironico che racconta le paranoie di un uomo che ha paura della reazione della moglie dopo una notte fuori a bere. Musicalmente è un pezzo rock energico, con una sezione di ottoni suonata proprio da Entwistle.
Ma se devo dire qual è il momento più alto dell’album, è senza dubbio Won’t Get Fooled Again, la traccia di 8 minuti e mezzo che chiude il disco. È il manifesto dei The Who e uno dei brani rock più importanti di sempre. Questo brano offre una riflessione profonda e disincantata sulle rivoluzioni. Townshend si chiede se i nuovi leader rivoluzionari non finiranno per comportarsi proprio come i dittatori che hanno appena rovesciato. Ed è impossibile non citare la frase iconica: “Meet the new boss, same as the old boss” (“Vi presento il nuovo capo, è uguale al vecchio capo”). Verso la fine del pezzo, dopo un assolo di batteria di Keith Moon semplicemente pazzesco, che si fonde con il loop del sintetizzatore, Roger Daltrey lascia tutti senza parole con un urlo potente e liberatorio. Uno dei più grandi urli vocali nella storia del rock. Il cuore di questo brano batte grazie a un organo Lowrey che passa attraverso un sintetizzatore ARP. Questo suono futuristico e ipnotico non si ferma mai, creando una base su cui la band suona con una precisione e una forza che all’epoca erano all’avanguardia.
La copertina di “Who’s Next” è una delle più iconiche, dissacranti e celebrate della storia della musica, e rispecchia perfettamente lo spirito ribelle dei The Who. L’idea è venuta a John Entwistle e Keith Moon dopo aver visto “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick. Volevano fare una parodia divertente del misterioso monolito nero che appare all’inizio del film.
Il fotografo Ethan Russell ha scattato la foto il 4 luglio 1971 a Easington Colliery, nella contea di Durham. L’immagine mostra i membri della band che si allontanano da una serie di pilastri di cemento che spuntano da una scogliera di scorie di carbone. C’è un piccolo aneddoto curioso: nella foto sembra che abbiano appena urinato sui pilastri, ma in realtà solo Pete Townshend ci è riuscito davvero. Per gli altri, il fotografo ha usato dei contenitori di pellicola vuoti pieni d’acqua piovana per bagnare il cemento e creare l’effetto.
A distanza di decenni dalla sua uscita nel 1971, “Who’s Next” non è solo il capolavoro assoluto dei The Who, ma anche una delle pietre miliari del rock. È un disco pieno di energia, senza cali di tensione o brani riempitivi, dove ogni traccia è travolgente.
L’album rappresenta il picco artistico dei singoli musicisti, dove ognuno offre la prova definitiva della propria carriera. La voce tonante e matura di Roger Daltrey, la batteria orchestrale e sconsiderata di Keith Moon, il basso solista di John Entwistle e le monumentali power chord di Pete Townshend si fondono in un’alchimia irripetibile.
Se Live at Leeds mostra la loro ferocia dal vivo, Who’s Next rimane la testimonianza definitiva della loro grandezza in studio. Album essenziale.
La Mia Versione
Etichetta: Polydor – 006024 3585840 1, UMC – 006024 3585840 1, Track Record – 006024 3585840 1
Formato: Vinile, LP, Album, Remastered, Stereo, 180 Gram
Paese: Worldwide
Uscita: 2023
Tracklist
A1 Baba O'Riley 5:08
A2 Bargain 5:34
A3 Love Ain't For Keeping 2:10
A4 My Wife 3:14
A5 Song Is Over 6:14
B1 Getting In Tune 4:50
B2 Going Mobile 3:42
B3 Behind Blue Eyes 3:42
B4 Won't Get Fooled Again 8:32
Lineup
Bass, Brass, Vocals – John Entwistle
Drums, Percussion – Keith Moon
Guitar [Guitars], Organ [VCS3 Organ], Synthesizer [A.R.P. Synthesiser], Vocals, Songwriter – Pete Townshend
Vocals – Roger Daltrey








