Svitanie dei Blue Effect (M. Efekt), del 1977.
Svitanie è il settimo album in studio della mitica band cecoslovacca Blue Effect, accreditata sulla copertina come M. Efekt.
È il loro capolavoro, una pietra miliare del rock progressivo e del jazz-rock dell’Europa dell’Est.
Per capire come è nato l’album, bisogna tornare indietro nel tempo, alla Cecoslovacchia degli anni ’70, un periodo segnato dalla “Normalizzazione” imposta dai sovietici dopo la Primavera di Praga.
Il regime comunista controllava rigidamente la musica rock, obbligando le band a cancellare i testi in inglese e persino a cambiare i nomi anglofoni. I musicisti, che inizialmente si chiamavano The Blue Effect (un nome ironico che si riferiva al “libretto blu”, il documento che permetteva di evitare il servizio militare), furono costretti a cambiare nome in Modrý Efekt, versione cecoslovacca del nome originale, e poi a ridurlo all’enigmatico M. Efekt per sfuggire ai controlli del governo.
Svitanie, che in slovacco vuol dire “Alba” o “Aurora”, segna una vera e propria svolta artistica per la band, grazie alla rivoluzione nella formazione guidata dal chitarrista virtuoso Radim Hladík.
Hladík ha messo insieme musicisti provenienti da tre città fondamentali della Cecoslovacchia: Praga, Brno e Bratislava, creando un vero e proprio super-gruppo.
La formazione comprendeva Radim Hladík alla chitarra elettrica e acustica, Vladimír Čech alla batteria e percussioni, Fedor Frešo al basso e mandolino (ex membro dei Collegium Musicum, una vera e propria istituzione del prog slovacco) e Oldřich Veselý alle tastiere e alla voce (proveniente dai Synkopy 61).
L’arrivo di Veselý ha portato con sé una valanga di sintetizzatori, tra cui ARP e string synths, pianoforti elettrici Rhodes e organi, spostando l’attenzione della band dagli arrangiamenti orchestrali e dai fiati delle due Nová Syntéza verso un symphonic prog spaziale, dominato dalle tastiere e ispirato al sound di gruppi come i Yes, Emerson, Lake & Palmer e i Focus.
“Svitanie” è un album principalmente strumentale, con solo pochi momenti in cui si sente la voce, e questi sono cantati completamente in slovacco.
Anche se i Blue Effect erano una band di Praga, quindi di lingua ceca, i testi e i titoli di questo album sono in slovacco.
Per evitare le rigide regole della censura di Praga, la band si trasferì negli studi meno severi della casa discografica statale slovacca, la Opus Records. L’etichetta discografica impose però una condizione fondamentale: i titoli delle canzoni e le parti cantate dovevano essere in slovacco. La suite finale “Svitanie”, scritta dal famoso cantautore folk Jaroslav Hutka, è l’unica parte dell’album con vere e proprie strofe cantate, interpretate in slovacco da Oldřich Veselý e Fedor Frešo.
Questa è la tracklist completa dell'album con i titoli originali in slovacco, la loro traduzione letterale e il significato dei brani:
Vysoká stolička, dlhý popol (Sedia alta, cenere lunga) è una metafora evocativa che rappresenta il passare del tempo e la riflessione. Immagina qualcuno seduto a fumare, la sigaretta che si consuma lentamente, lasciando dietro di sé una lunga cenere, mentre è perso nei suoi pensieri.
“Ej, padá, padá rosenka” (Ehi, cade, cade la rugiada) è il titolo di una celebre canzone tradizionale morava che parla d’amore e di natura. La rugiada che cade rappresenta la malinconia, la freschezza del mattino e il profondo legame con la terra.
“V sobotu popoludní” (Il sabato pomeriggio) è un titolo apparentemente semplice, ma racchiude in sé il brano più dinamico e jazz-fusion dell’album. Evoca perfettamente la sensazione di libertà, relax e movimento che caratterizza il fine settimana.
Svitanie (L’alba o Il sorgere del sole) è una suite monumentale che dà il titolo all’intero LP. Rappresenta il concetto centrale del disco: il passaggio dalle tenebre della notte alla luce del mattino, interpretato sia in senso naturalistico che come metafora di speranza e risveglio interiore.
Svitanie è il capolavoro del rock progressivo sinfonico dell’Est Europa, con una forte influenza jazz-rock/fusion e sottili accenni al folk slavo con un sound spaziale dominato da imponenti muri di tastiere e dalla chitarra versatile di Radim Hladík, che ricorda molto il sound di grandi nomi occidentali come Yes, Focus, King Crimson ed Emerson, Lake & Palmer.
Il tastierista Oldřich Veselý si esprime con un’ampia gamma di sintetizzatori (ARP, Moog, string machine) e il piano elettrico Rhodes, creando un’atmosfera futuristica su cui la chitarra di Hladík può spaziare tra riff incisivi e assoli blues.
La sezione ritmica è semplicemente stellare. Il basso virtuosistico di Fedor Frešo, una vera leggenda del prog locale, si fonde con la batteria dinamica di Vladimír Čech, capace di alternare tempi dispari tipici del prog a ritmiche sincopate vicine alla fusion di Billy Cobham, come si sente chiaramente nel brano “V sobotu popoludní”.
Quando si parla di questo disco, difficile dire quale sia il vero capolavoro.
Da un lato, c’è “Svitanie”, la title-track, l’opera più ambiziosa della band. Questa suite di quasi venti minuti non annoia mai, grazie alla sua struttura ben studiata. Parte con un’introduzione ambient e misteriosa, poi cresce con movimenti d’organo solenni e si conclude con una jam session rock potente e travolgente. In mezzo, troviamo una delle performance chitarristiche più intense di Radim Hladík, seguita da una sezione vocale corale di rara bellezza ed epicità, che rappresenta proprio il sorgere del sole.
Dall’altro lato, c’è “Ej, padá, padá rosenka”, un brano più breve ma altrettanto importante, un capolavoro di art-rock in cui la band prende una melodia folk tradizionale e la trasforma in una cavalcata progressive piena di energia. L’attacco melodico guidato dalla chitarra, che ricorda lo stile dei Focus, è diventato uno dei temi più famosi e amati del rock cecoslovacco, e ha accompagnato la band per decenni nei loro concerti.
La performance di Radim Hladík alla chitarra è semplicemente eccezionale. Hladík riesce a combinare l’energia del rock, la melodia del blues e la precisione della fusion, mettendosi alla pari con grandi chitarristi occidentali come Jan Akkerman dei Focus e Steve Howe degli Yes.
Un altro punto di forza è l’equilibrio perfetto tra i vari strumenti. L’album scorre in modo fluido. Le tastiere di Veselý non sovrastano mai la sezione ritmica di Čech e Frešo, ma creano atmosfere sinfoniche che arricchiscono le lunghe sezioni strumentali.
L’album ha una forte identità slava. Non è una semplice imitazione del progressive britannico, ma incorpora elementi della tradizione musicale morava e melodie malinconiche che gli conferiscono un’anima unica, profonda e drammatica.
L’album si avvicina più al rock sinfonico e allo space prog che alla vera fusion, nonostante la breve incursione funk-fusion di “V sobotu popoludní”.
Un album imprescindibile per chi vuole scoprire il progressive rock al di fuori dei soliti circuiti anglo-americani. Un’opera tecnicamente impressionante. Essenziale.
La Mia Versione
Etichetta: Opus – 91 0541-1
Formato: Vinile, LP, Album, Reissue
Paese: Slovakia
Uscita: 2019
Tracklist
A1 Vysoká Stolička Dlhý Popol 10:15
A2 Ej, Padá, Padá Rosenka 6:38
A3 V Sobotu Popoludní 4:13
B Svitanie 19:26
Lineup
Bass Guitar, Mandolin [Bass], Vocals, Percussion – Fedor Frešo
Drums, Percussion – Vladimír Čech*
Electric Guitar, Acoustic Guitar – Radim Hladík
Organ, Piano, Electric Piano, Synthesizer [String, Arp], Vocals – Oldřich Veselý








