
Hope dei The Flower Kings, album del 2026.
I The Flower Kings, la band progressive rock svedese guidata dal polistrumentista Roine Stolt, sono tornati con un nuovo album in studio, “Hope”, a un anno esatto dal precedente “Love” (2025).
Questo nuovo lavoro esplora il mondo moderno, con le sue turbolenze geopolitiche, le divisioni sociali e la crescente difficoltà a connettersi con gli altri. Anche se affronta le sfide del nostro tempo, “Hope” evita commenti politici o sociali diretti.
Roine Stolt ha voluto chiarire che il titolo “Hope” non è affatto ironico: l’album è pensato come una vera e propria ancora di salvezza spirituale. Il messaggio centrale è quello dell’ottimismo, della compassione e della possibilità di un rinnovamento umano, grazie anche alla musica, vista come uno dei rimedi più importanti per l’anima. E in questo sono del tutto d’accordo. Lo è.
I Flower Kings hanno lavorato a questo album senza la pressione di scadenze o aspettative commerciali, semplicemente per il puro piacere di suonare insieme. Questo ha dato loro la libertà di tornare alle lunghe suite epiche che li hanno resi famosi negli anni ’90, ma con un tocco di freschezza e sperimentazione. La formazione è rimasta praticamente la stessa degli ultimi album, con lo stesso affiatato quintetto.
Roine Stolt – Voce principale, chitarre, tastiere addizionali e percussioni.
Hasse Fröberg – Voce principale, chitarra elettrica e acustica.
Lalle Larsson – Pianoforte e tastiere elettriche.
Michael Stolt – Basso, voce e Moog bass.
Mirko DeMaio – Batteria e percussioni
La vera novità di “Hope” è nella presenza di alcuni ospiti che arricchiscono le trame strumentali, soprattutto nella suite finale “The Gods of Rome”.
Aliaksandr Yasinski – Fisarmonica e armonica (su The Gods of Rome).
Juraj Stieranka – Violino solista (su The Gods of Rome), che dona alle sezioni orchestrali un calore acustico e cinematografico molto particolare.
Jannica Lund – Voce aggiuntiva (sul singolo In A World Of Fools).
Lo stile musicale di Hope è un ritorno trionfale al progressive rock sinfonico classico e monumentale. Rispetto al precedente Love, più spezzettato, questo album si distingue per le trame musicali guidate con maestria dalle tastiere di Lalle Larsson, per le tipiche chitarre liriche di Roine Stolt piene di wah-wah e per gli intrecci vocali e i cori solari e stratificati. L’atmosfera generale mescola passaggi orchestrali maestosi a sfumature psichedeliche e spaziali, resi ancora più caldi dal basso fretless.
La tracklist, pur contenendo solo quattro tracce, supera i 57 minuti di durata complessiva, un vero e proprio banchetto per gli appassionati di prog.
“The Gods of Rome” (28:15) è la traccia migliore in assoluto, una suite suddivisa in sette sezioni. Stolt l’aveva inizialmente pensata più di dieci anni prima come una suite orchestrale strumentale, ma poi l’ha rielaborata usando l’Antica Roma come forte metafora dei giochi di potere e del crollo delle ambizioni umane di oggi. Musicalmente è un successo annunciato fin dal primo ascolto: inizia con un’introduzione sinfonica, affronta difficili scalate vocali e sfocia in passaggi folk-prog arricchiti dal violino e dalla fisarmonica, per poi concludersi in un crescendo emozionante.
Ma le altre tre tracce non sono semplici riempitivi.
“World Spinning – The Final Curtain” è la seconda suite più lunga dell’album, un brano ricco di contrasti che alterna momenti di quiete pastorale a esplosioni strumentali. Lalle Larsson si supera con le tastiere.
“In A World Of Fools” è la traccia più accessibile, solare e radiofonica. Si distingue per la melodia orecchiabile di Hasse Fröberg e per i cori stratificati con la partecipazione speciale di Jannica Lund. Il finale è impreziosito da un bellissimo assolo di chitarra.
“Mars & Minerva” è la traccia più breve e sperimentale dell’album, con sonorità psichedeliche e spaziali. Il basso e il Moog di Michael Stolt, insieme alla batteria di Mirko DeMaio, creano una sezione ritmica ipnotica. Il titolo, che richiama le divinità romane della guerra (Marte) e della saggezza (Minerva), è il perfetto preludio alla successiva “The Gods of Rome”.
In una classifica ideale dell’intera e sterminata discografia dei The Flower Kings (che conta ben 18 album in studio), “Hope” si piazza tra i capolavori storici degli anni ’90.
Dopo “I Capolavori Storici”, “Stardust We Are” (1997), “Space Revolver” (2000) e “Flower Power” (1999), io vedo “Banks of Eden” (2012), “Paradox Hotel” (2006) e poi il nuovo “Hope” che, in una discografia così ampia, occupa sicuramente una posizione importante.
Un acquisto obbligato per gli amanti del prog classico. Eccellente!
La Mia Versione
Tracklist
1. World Spinning – The Final Curtain (18:45)
2. In A World Of Fools (5:35)
3. Mars & Minerva (4:40)
4. The Gods of Rome (28:15)
Lineup
Roine Stolt – Voce principale, chitarre, tastiere addizionali e percussioni.
Hasse Fröberg – Voce principale, chitarra elettrica e acustica.
Lalle Larsson – Pianoforte e tastiere elettriche.
Michael Stolt – Basso, voce e Moog bass.
Mirko DeMaio – Batteria e percussioni
Con
Aliaksandr Yasinski – Fisarmonica e armonica (su The Gods of Rome).
Juraj Stieranka – Violino solista (su The Gods of Rome), che dona alle sezioni orchestrali un calore acustico e cinematografico molto particolare.
Jannica Lund – Voce aggiuntiva (sul singolo In A World Of Fools).












