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Tears in Time di Peter Hammill

14-10-2026 08:00

FrancescoProg

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Tears in Time di Peter Hammill

Tears in Time è il nuovo lavoro in studio da solista del cantautore britannico Peter Hammill, storico leader e voce dei Van der Graaf Generator...

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Tears in Time di Peter Hammill, album del 2026.

 

Tears in Time è il nuovo lavoro in studio da solista del cantautore britannico Peter Hammill, storico leader e voce dei Van der Graaf Generator.

 

L’album è composto da 11 canzoni mai pubblicate prima, nate e registrate tra il 1991 e il 2026.  Hammill ha raccontato che, pur essendo state scritte in periodi diversi e con stili diversi, a un certo punto ha sentito che c’era un filo invisibile che le legava.

Una volta trovata questa connessione, è tornato sui vecchi nastri e li ha rielaborati, aggiungendo nuove parti e completandoli con la sua esperienza e il suo gusto musicale attuale.  Così, ha creato un album fluido, che unisce passato e presente.  Alcune canzoni, come “Heavy Weather” e “Tabula Rasa”, erano nate negli anni ’90 come semplici esperimenti strumentali, e solo di recente Hammill ha deciso di finirle aggiungendo i testi.

 

In questo album Hammill ha deciso di fare tutto da solo, creando un’opera del tutto personale. Nei crediti del disco, la line-up è semplicemente “Peter Hammill / everything” (Peter Hammill / ogni cosa), a sottolineare che ha registrato tutto nel suo studio, la Terra Incognita.

 

Ha cantato sia da solista che per le armonie, suonato pianoforte e tastiere (anche con sintetizzatori ed effetti orchestrali o ambient), e suonato sia chitarre acustiche che elettriche.  Ha poi registrato il basso e la batteria, incorporando ritmiche post-punk e beat elettronici vintage.  Non ci sono altri collaboratori. 

 

Tears in Time è un album intimo e profondo che porta in un mondo crepuscolare e spoglio, ma allo stesso tempo ricco di sfumature. Il fatto che Peter Hammill abbia lavorato a questo progetto in solitudine per ben 35 anni si sente in ogni nota, in ogni respiro.

 

Tante tracce si basano sulle due colonne portanti del songwriting di Hammill: il pianoforte e la chitarra acustica arpeggiata. 

 

Ci sono ballate essenziali, quasi scheletriche, dove la voce, fragile ma piena di espressione, è accompagnata solo da pochi accordi. È uno stile confessionale e teatrale, tipico della sua musica più matura, che tocca dritto al cuore.

 

Accanto ai momenti acustici, l’album esplora anche territori più sperimentali, con influenze art rock, ambient e dark. Hammill usa tantissimo tappeti di tastiere, sintetizzatori vintage e orchestrazioni campionate. Alcune tracce hanno atmosfere fredde, quasi spettrali, con loop elettronici che danno un senso di inquietudine.

 

E poi ci sono i momenti più energici e spigolosi in cui Hammill tira fuori la sua anima più rock e nervosa, con chitarre elettriche distorte, linee di basso pulsanti e ritmi di batteria programmati che ricordano il post-punk e l’industrial. 

 

Il filo conduttore di tutto l’album è la voce di Hammill. Anche se nel disco ci sono registrazioni della sua voce a cinquant’anni negli anni ’90 e quasi ottantenne nel 2026, il suo stile unico, che passa dal sussurro drammatico al falsetto, fino al declamato quasi recitato, riesce a unire le diverse epoche, creando un flusso sonoro continuo e incredibilmente coerente.  È come se il tempo si fermasse rendendo possibile viaggiare attraverso le sue emozioni.

 

Nelle tracce e nei testi emergono i temi portanti del disco, la mortalità inevitabile, e lo scorrere del tempo…

 

“For A Rainy Day” apre il disco stabilendo subito il tono generale.  Parte in sordina e con un’aria drammatica, grazie a un pianoforte che introduce la voce di Hammill con una delicatezza quasi sussurrata.  Poi, l’arrangiamento d’archi entra in scena, costruendo un crescendo che, pur crescendo, rimane sempre misurato e trattenuto.  Il testo porta a riflettere sulla malinconia, ma senza cadere nella rassegnazione.  Parla del “conservare qualcosa per i giorni di pioggia”, una metafora che fa pensare alla vecchiaia e all’importanza di accumulare ricordi o risorse emotive per affrontare i momenti più difficili della vita. Traccia meravigliosa, commovente, teatrale e di grande interpretazione, dal finale con tono inquietante, nel suo tipico stile.

 

“The Wheels” è un brano ipnotico con una struttura musicale sorretta da tastiere stratificate e una batteria programmata che richiama sonorità new wave.  Il titolo stesso, “The Wheels”, si ritrova nella natura ciclica della composizione.  Il testo esplora il tema delle ruote del tempo e del destino, che girano incessantemente, schiacciando i rimpianti e spingendo l’uomo ad accettare il presente. Composizione complessa con una base ritmica profonda e archi e synth in dissonanza.

 

“Heavy Weather” è uno dei brani più riusciti dell’album.  Ha un’atmosfera synth-pop anni ’80, con sonorità fredde create dalle tastiere e dalle drum machine dell’epoca, che trasmettono un senso di inquietudine.  Il testo utilizza la metafora delle “tempeste atmosferiche” per rappresentare le pesanti turbolenze psicologiche, le crisi creative e le difficoltà che si incontrano nella vita. Uno stile elettronico per un sound dark e teso ma con un ritornello accattivante. La voce di Hammill rende il brano spigoloso e potente, lasciando decadere velocemente il suffisso “pop”. 

 

“Angle Of The Curve” è un brano breve e intenso, che cambia registro in un batter d’occhio.  Hammill si diverte a sperimentare con la sua voce sovraincisa, creando un coro spettrale su una base strumentale minimale e spigolosa. Il testo porta a riflettere sul concetto geometrico della “curva” della vita: quel momento in cui ci accorgiamo di aver superato il culmine e iniziamo la discesa verso la fine, con una prospettiva completamente nuova sul nostro passato. Solo chitarra e un parlato pieno di realismo all’inizio, poi le chitarre elettriche su aggiungono e anche i controcanti. C’è una strana malinconica serenità in questo pezzo…

 

“So Much Water” è un brano memorabile, soprattutto per la sua melodia, caratterizzata da arpeggi di chitarra ed elementi d’avanguardia. Il testo si ispira al famoso modo di dire inglese (e non solo inglese) “so much water under the bridge” (quanta acqua è passata sotto i ponti), con Hammill che utilizza immagini acquatiche per rappresentare tutto ciò che è andato perduto e che non può più essere recuperato. Ballata leggera con pianoforte elettrico e una batteria sottile. Il cantato e i cori sono sempre in primo piano, grande il ritornello.  Brano semplice ma i brani di Hammill in realtà non lo sono mai: ci sono curiosi sincopati e rallentamenti improvvisi che ne cancellano l’apparente semplicità..

 

“Tabula Rasa” è un brano che risale agli anni ’90, recuperato dagli archivi e riproposto in una nuova veste.  La canzone fonde una struttura classica, tipica della canzone d’autore, con sonorità che richiamano l’ambient e l’elettronica vintage, creando un mix suggestivo.  Il testo esplora il desiderio utopico di fare “tabula rasa”, di cancellare gli errori del passato e ricominciare da capo, un’aspirazione che però si scontra con la realtà: la nostra storia non può essere cancellata, e le esperienze vissute continuano a influenzare il presente. L’atmosfera è inquietante, con synth e chitarre dissonanti, quasi disturbanti, bassi che sono a tratti cupi e a tratti meno…

 

“Oh The End” è una ballata acustica di straordinaria intensità, caratterizzata da una semplicità disarmante.  Gli unici elementi presenti sono la chitarra acustica, il silenzio e la voce del cantante.  Il testo è un brano confessionale che affronta senza mezzi termini il tema della mortalità, la fine di tutte le cose e l’accettazione serena del distacco. Qui torna la melodia e la voce è straordinaria e teatrale, che va dal falsetto alla sua celebre profondità.

 

In “Red Flags (In The Sunset)”, Hammill torna a far sentire la sua anima rock graffiante. Il pezzo è trainato da un riff di chitarra elettrica distorto e nervoso, accompagnato da una performance vocale drammatica. Il testo è un attacco ironico e rabbioso ai segnali di pericolo, i cosiddetti “red flags”, che l’umanità e i singoli individui ignorano felicemente mentre si avviano verso il proprio tramonto. Parte con una chitarra elettrica e un tempo rock deciso, col basso in un giro stupendo. Qui siamo usciti dal prog psicologico e ci muoviamo verso un sound più sicuro e avvincente. Restano le dissonanze, arrivano i controtempi e il dialogo di due chitarre, una ritmica e una solista che si intrecciano. Poi arrivano le tastiere in una sequenza ipnotica ma è solo un intermezzo. Molto bello il ritornello.

 

“You’ll Never Know” è una traccia sognante con una chitarra arpeggiata e atmosfere rarefatte che mettono in luce il lato più fragile di Hammill. Il testo esplora l’incomunicabilità profonda, parlando dei segreti e delle verità intime che porteremo sempre con noi, quelle che le persone amate “non sapranno mai” davvero fino in fondo. Torniamo alla intimità del dialogo voce-pianoforte arricchito da chitarre echeggianti e tastiere a riempire gli spazi. Brano lento ed estremamente coinvolgente in cui anche le pause sono musica.

 

“The Half Of It” è un brano dal sound gotico, sperimentale e progressivo.  Le linee di basso sono pesanti e le ritmiche post-punk industriali creano una forte tensione. Il testo riflette sulla natura parziale della percezione pubblica di un artista o di un uomo, sottolineando che “non sapete nemmeno la metà di tutta la storia”. Altro brano intimo che contiene accenni di esplosioni quasi soffocate nella prima parte, ma che poi si concretizzano brevemente come intermezzi ritmati in un flusso fatto di chitarre echeggianti… magnifica l’interpretazione di Hammill.

 

“And When He Ran” è l’epilogo dell’album, brano caratterizzato da note di pianoforte soffuse e una voce sontuosa.  Il brano, asciutto e privo di fronzoli, è il momento più straziante ed emotivo del disco. Toccante e straziante la traccia è dedicata alla scomparsa del suo amato cane. Nel ricordo dei momenti di gioia trascorsi a correre insieme, Hammill cattura l’essenza della perdita totale, ma anche la purezza di un affetto primordiale e profondo. Piano e tastiere accennate e grande protagonista la voce dell’immenso Hammill. Un pezzo che è fatto di silenzi determinanti nella dinamica del brano.

 

È un disco che richiede tempo e pazienza, impegnativo e scuro, che necessita di ripetuti ascolti per essere apprezzato appieno. Superato lo scoglio iniziale, però, si rivela un’opera  di grande impatto emotivo. Le melodie di Tears in Time sono incisive e memorabili, con brani come Heavy Weather o So Much Water che rimangono impressi fin da subito grazie alla loro efficacia.

 

Quando ascolto Hammill, mi ritrovo subito a cercare i testi e a capirne il significato. Credo sia impossibile apprezzare appieno la sua musica senza conoscere i messaggi che intende trasmettere. Questo album è un’opera straordinaria che non fa che confermare la grandezza di Peter Hammill. La sua carriera non ha mai subito flessioni, anzi, continua a crescere. È un album fondamentale nella sua discografia, uno dei suoi lavori solisti più vitali e memorabili degli ultimi vent’anni.

 

La Mia Versione

Etichetta: Esoteric Antenna – EANTLP 1120
Formato: Vinile, LP, Album, Stereo
Paese: Europe
Uscita: 2026

 

Tracklist

1. For A Rainy Day (6:18)
2. The Wheels (5:32)
3. Heavy Weather (4:23)
4. Angle Of The Curve (3:36)
5. So Much Water (3:33)
6. Tabula Rasa (3:45)
7. Oh The End (3:20)
8. Red Flags (In The Sunset) (3:12)
9. You'll Never Know (4:12)
10. The Half Of It (5:17)
11. And When He Ran (2:34)

 

Lineup

Peter Hammill – Everything (Voce, pianoforte, tastiere, sintetizzatori, chitarra acustica, chitarra elettrica, basso, programmazione delle batterie e campionamenti).

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