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Gone to Earth dei Barclay James Harvest

29-09-2026 08:00

FrancescoProg

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Gone to Earth dei Barclay James Harvest

Gone to Earth è un vero e proprio capolavoro del progressive rock britannico, sia a livello di vendite che di qualità artistica.  Nonostante il punk stesse ...

Gone to Earth dei Barclay James Harvest, album del 1977.

 

Gone to Earth è un vero e proprio capolavoro del progressive rock britannico, sia a livello di vendite che di qualità artistica.  Nonostante il punk stesse spopolando in quel periodo, il disco ha saputo imporsi nelle classifiche europee, diventando un vero fenomeno soprattutto in Germania, dove ha venduto oltre 500.000 copie, conquistando il disco di platino.

 “Gone to earth!” è il grido classico dei cacciatori di volpi quando la volpe riesce a scappare nella sua tana.  La band ha scelto questa immagine per rappresentare un rifugio sicuro da cui osservare il mondo esterno, un isolamento protettivo dalle pressioni (e magari anche dalle critiche) del mondo musicale. 

 

Per registrare l’album i Barclay James Harvest si presentarono in studio con la loro formazione originale a quattro elementi, invariata rispetto ai lavori precedenti.  Il quartetto era lo stesso che aveva fondato la band a Oldham nel 1966 e che aveva registrato il loro primo album nel 1970. I musicisti che hanno registrato l’album sono i quattro membri storici: John Lees, voce principale e chitarre; Les Holroyd, voce principale, basso, chitarre soliste e acustiche, e tastiere; Stuart “Woolly” Wolstenholme, voce, mellotron e tastiere; e Mel Pritchard, batteria e percussioni.

 

A differenza di molti supergruppi progressive dell’epoca, i Barclay James Harvest nacquero in modo autentico dall’unione di due band locali rivali dell’area di Oldham/Manchester: i The Blues Keepers, band blues/rock con John Lees e Woolly Wolstenholme, e i The Heart and Soul and the Wickeds, gruppo beat/pop con Les Holroyd e Mel Pritchard. Nel 1966, i quattro decisero di unirsi, trasferendosi temporaneamente nella Mauldeth Hall, una casa colonica del XVIII secolo, per comporre musica in completo isolamento. Fu lì che svilupparono lo stile che li rese famosi.

 

Il disco si distingue per il suo pop sinfonico e progressive raffinato, caratterizzato dall’uso predominante del mellotron e di chitarre dal suono lirico.

 

“Gone to Earth” è un album che fonde alla perfezione il pop-progressive sinfonico con il soft rock melodico. I Barclay James Harvest si sono allontanati dalle lunghe suite strumentali e dai complessi cambi di tempo tipici del progressive dei primi anni ’70, optando invece per una struttura più tradizionale, basata sulla forma-canzone. Il loro sound è caratterizzato da tappeti orchestrali creati con Mellotron e sintetizzatori, che sostituiscono l’orchestra vera e propria usata nei loro primi lavori. Le chitarre sono liriche e sognanti, con assoli che non cercano il virtuosismo fine a se stesso, ma che servono sempre la melodia.  Gli intrecci vocali sono raffinatissimi, con armonie a quattro parti che richiamano la tradizione dei Moody Blues e dei Crosby, Stills, Nash & Young.

 

Alcune tracce sono memorabili:

 

“Hymn” è la perla dell’album (e dell’intera discografia della band).  Nonostante il testo faccia uso di immagini e un linguaggio tipicamente cristiano, John Lees l’ha scritta non come una canzone religiosa, ma come un monito universale sui rischi delle droghe.  Il pezzo si sviluppa come un crescendo continuo: parte con una chitarra acustica solitaria e la voce limpida di Lees, aggiungendo man mano, strofa dopo strofa, mellotron, basso, percussioni e infine le potenti armonie vocali del gruppo. “Hymn” è diventata un pezzo forte delle radio europee (soprattutto in Germania) e il brano che chiudeva immancabilmente ogni loro concerto, suscitando una reazione emotiva molto forte nel pubblico. La canzone più famosa della band, fu scritta dal chitarrista John Lees già nell’estate del 1971. Inizialmente proposta per l’album Barclay James Harvest and Other Short Stories, fu scartata dal resto del gruppo. Sei anni dopo, venne recuperata per l’album Gone to Earth e divenne un successo mondiale, un inno intramontabile.

 

"Poor Man’s Moody Blues" nacque come una risposta ironica e pungente a una critica. Un giornalista musicale aveva definito la band “i Moody Blues dei poveri”, accusandoli di plagio.  Ferito dall’accusa, John Lees scrisse un brano che imitava volutamente la struttura di Nights in White Satin dei Moody Blues, ma modificando melodia e accordi per renderla tecnicamente un’altra canzone (le parole dell’originale non si adattavano alla metrica). Justin Hayward, frontman dei Moody Blues, non apprezzò affatto, tanto che anni dopo il bassista dei BJH, Les Holroyd, dovette scusarsi personalmente con lui. Sorretto da una linea di basso pulsante e da un assolo di chitarra tra i più intensi mai scritti da John Lees, il brano culmina in un crescendo emotivo devastante.

 

La copertina originale in vinile di “Gone to Earth”, ideata dal designer Maldwyn Reece Tootill, è un vero gioiello di packaging anni ’70.  La sua particolarità sta nella tecnica del die-cut. Il cartone esterno ha la forma sagomata di un gufo in volo o di una tana da cui si intravede lo sfondo.  Il paesaggio che appare sul fronte non è stampato sulla copertina stessa, ma sulla busta interna che contiene il disco che è stata pensata per essere reversibile: da un lato, mostra un disegno a colori del gufo che vola sopra un paesaggio naturale al tramonto, dall’altro lato, presenta un romantico tramonto.

 

È possibile semplicemente estrarre la busta, girarla e rimetterla nel vinile, cambiando così l’immagine visibile attraverso la sagoma fustellata.  Sul retro della copertina c’è anche un montaggio fotografico realizzato dalla band stessa insieme al co-produttore David Rohl.  Quest’opera riflette perfettamente il concetto del titolo: un animale selvatico che si rifugia nella terra, osservando il mondo da un luogo sicuro.

 

“Gone to Earth” è il culmine del successo commerciale e uno dei vertici artistici dei Barclay James Harvest, oltre a rappresentare un punto di riferimento nel panorama del pop-progressive.

 

Le melodie sono impeccabili. La band si allontana dai virtuosismi e dalle complesse suite strumentali tipiche del progressive rock tradizionale, optando invece per una struttura di ballata sinfonica pulita, accessibile e di grande impatto emotivo.  La produzione sontuosa, caratterizzata dall’uso sapiente del Mellotron e dei sintetizzatori, uniti alle stratificazioni vocali, crea un muro del suono avvolgente che non fa rimpiangere le orchestre vere e proprie dei dischi precedenti. Uscito nel settembre del 1977, in piena era Punk e New Wave, l’album ha dimostrato che esisteva ancora un vasto mercato europeo desideroso di rock melodico ed elegante, vendendo oltre un milione di copie a livello mondiale.

 

È un disco assolutamente da avere per chiunque apprezzi le atmosfere sognanti degli anni ’70, che si trova al confine in cui il progressive rock si è evoluto in grande pop d’autore.

Ottimo Album!

 

La Mia Versione

Etichetta: Polydor – 2442 148
Formato: Vinile, LP, Album, Stereo
Paese: France
Uscita: 1977

 

Tracklist

A1        Hymn    5:05
A2        Love Is Like A Violin    4:00
A3        Friend Of Mine    3:33
A4        Poor Man's Moody Blues    6:57
B1        Hard Hearted Woman    4:29
B2        Sea Of Tranquility    4:03
B3        Spirit On The Water    4:48
B4        Leper's Song    3:24
B5        Taking Me Higher    3:32

 

Lineup

John Lees – voce, chitarre

Les Holroyd – voce, basso, chitarre, tastiere

Stuart "Woolly" Wolstenholme – voce, mellotron, tastiere

Mel Pritchard – batteria, percussioni

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