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Another World dei Southern Empire

02-09-2026 08:00

FrancescoProg

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Another World dei Southern Empire

“Another World” è il terzo album in studio della band progressive rock australiana Southern Empire. Come ben descritto nell’articolo dedicato al loro ...

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Another World dei Southern Empire, album del 2023.

 

“Another World” è il terzo album in studio della band progressive rock australiana Southern Empire.

 

Come ben descritto nell’articolo dedicato al loro album di debutto, “Southern Empire”, la band prende vita dalle ceneri di un altro importante gruppo progressive australiano, gli Unitopia

Nel 2014, ad Adelaide, il tastierista, compositore e produttore Sean Timms ha dato il via a questo nuovo progetto musicale subito dopo lo scioglimento della sua band storica.  L’obiettivo di Timms era preciso: creare un sound più potente, energico e incisivo, pur mantenendo melodie coinvolgenti, ritornelli memorabili e strutture sinfoniche.

 

La novità più importante di Another World è l’arrivo del nuovo cantante Shaun Holton, ex-Projected Twin e conosciuto anche per la sua partecipazione a The Voice Australia nel 2021. Holton prende il posto di Danny Lopresto, il vocalist storico del gruppo, in una sostituzione avvenuta in modo amichevole.

 

Another World è un album a tema che esplora le sfide globali, la forza dell’uomo e il cambiamento. Sean Timms, leader e tastierista della band, ha detto che il disco riflette e analizza tutto quello che il mondo e l’umanità hanno vissuto e superato, come la pandemia, l’isolamento e le tensioni internazionali.

 

Il titolo, Another World (“Un altro mondo”), suggerisce sia una sensazione di estraneità rispetto al passato sia la necessità di adattarsi a una nuova realtà.

La prima traccia, “Reaching Out”, rappresenta l’atto di “tendere la mano” e cercare un contatto in tempi di grande incertezza, diventando il messaggio emotivo di tutto l’album.

 

Nella lunga suite “White Shadows” (più di 19 minuti), la band affronta aspetti più oscuri e introspettivi. Il brano esplora le contraddizioni umane, il peso del passato e la difficoltà di trovare la verità tra le apparenze.

Brani come “Face the Dawn” e “Moving Through Tomorrow” parlano direttamente del tempo che passa. Rappresentano il passaggio psicologico dalle difficoltà del presente alla speranza per il futuro, invitando a resistere e a guardare oltre il buio.

L’album usa anche metafore spaziali e fantascientifiche per sottolineare la sensazione di trovarsi in un “mondo alieno” o diverso da quello che conosciamo.

 

Si tratta di un album di rock progressivo moderno, sinfonico e decisamente energico, che trova un perfetto equilibrio tra virtuosismo tecnico e melodie accessibili.  Rispetto ai lavori precedenti, l’album mette in risalto le influenze prog metal e l’impatto ritmico.

 

Guidato dal chitarrista Cam Blokland, l’album presenta riff duri e taglienti. Brani come “Reaching Out” e “Face the Dawn” sono caratterizzati da continui cambi di tempo e complessi intrecci strumentali che ricordano band come Dream Theater o Haken.

 

Il basso di Jez Martin e la batteria di Brody Green spingono molto sul groove, mantenendo un sound potente e aggressivo anche nei passaggi più complessi.

 

Nonostante la complessità strutturale, i Southern Empire mantengono una forte impronta melodica. I ritornelli sono ampi, orecchiabili e cantabili, con soluzioni vocali che richiamano l’hard rock melodico e il rock da arena anni ’80, in stile Kansas o Bon Jovi.

 

I cori multistrato sono una costante del disco, arricchiti dai controcanti acutissimi del batterista Brody Green.

 

Grazie a una ricca lista di ospiti, l’album non si limita alla classica impostazione rock. L’inserimento del sassofono tenore e soprano (Adam Page e Marek Arnold) e del flauto e violino (Steve Unruh, già nei Unitopia) aggiunge calore, sfumature jazz-fusion e passaggi folk-prog pastorali classici.

 

Le tastiere orchestrali di Sean Timms creano tappeti sinfonici e ricamano assoli fluidi di sintetizzatore, alternandoli all’uso della lap steel guitar.

 

L’album spazia da tracce dirette di 4 minuti a vere e proprie composizioni monumentali. “White Shadows”, che supera i 19 minuti, è il perfetto esempio di “prog puro”: sezioni strumentali estese, cambi di atmosfera drammatici e continui switch di genere che passano dalla quiete acustica alla tempesta metal.

 

L’ingresso di Shaun Holton alla voce solista sposta l’asse stilistico del gruppo. La sua interpretazione teatrale, potente e carica di una forte intensità drammatica, è ideale per sostenere sia i momenti più aggressivi che le aperture sinfoniche.

 

“White Shadows” è senza dubbio il pezzo forte del disco, il momento più alto della composizione dell’album. 

Con i suoi quasi venti minuti, “White Shadows” incarna perfettamente il rock progressivo moderno.  Nonostante la lunghezza, il brano scorre in modo fluido e coinvolgente, senza mai annoiare. È un viaggio emozionale ricco di contrasti. Si apre con un’atmosfera misteriosa e sospesa, per poi esplodere in sezioni strumentali complesse, caratterizzate da riff di chitarra taglienti e assoli di sintetizzatore vorticosi. La suite è incredibilmente versatile.  Al suo interno si alternano passaggi di prog metal a improvvisazioni jazz-fusion inaspettate, arricchite dagli interventi al sassofono di Marek Arnold e al violino di Steve Unruh. La performance vocale di Shaun Holton è teatrale e potente, rendendo questo brano uno dei migliori della discografia dei Southern Empire.

 

Oltre a “White Shadows”, l’album offre altri pezzi notevoli.

 

“Face the Dawn”, un altro grande pezzo, cinematografico e con un riff cadenzato di Cam Blokland, accompagnato da tastiere ricche di sfumature di Sean Timms.  È il brano usato da Shaun Holton per la sua audizione, dimostrando subito il suo talento.

 

“Reaching Out”, l’opening track, è un altro punto forte, ma per motivi diversi.  Dimostra la capacità della band di eccellere anche in brani più brevi, mescolando ritmi complessi a un ritornello orecchiabile e armonie vocali che ricordano addirittura i Beatles, con un assolo finale in stile John Petrucci.

 

“When You Return” è un brano unico, con un groove funk-jazz spetacolare, grazie al basso di Jez Martin e alle percussioni di Brody Green, alternato a sezioni centrali spaziali e psichedeliche, inserti narrati da Lisa Wetton.

 

Another World è uno dei migliori album di rock progressivo del 2023 e l’album che ha confermato i Southern Empire come una delle band più solide e dinamiche del panorama prog moderno. È un album potente, accessibile ma tecnicamente impressionante, un ascolto obbligato per chi ama il prog classico degli anni ’70 contaminato con le sonorità del prog metal moderno e le melodie dell’AOR.  Ottimo Album!

 

La Mia Versione

Etichetta: Giant Electric Pea – GEPV7019
Formato: 2 x Vinile, LP, Gatefold, Orange
Paese: UK
Uscita: 4 set 2023

 

Tracklist

A1        Reaching Out 4:17
A2        Face The Dawn 12:43
B1        Hold On To Me 6:29
B2        When You Return 6:12
C1        Moving Through Tomorrow 10:23
C2        Butterfly 4:22
D1        White Shadows 19:24

 

Lineup

Shaun Holton: Voce solista, cori

Sean Timms: Tastiere, programmazione, lap steel guitar, cori

Cam Blokland: Chitarre, cori

Jez Martin: Basso

Brody Green: Batteria, percussioni, cori

Con

Danny Lopresto: Chitarra, cori

Steve Unruh: Violino, flauto

Marek Arnold: Sassofono soprano

Adam Page: Sassofono tenore

Lisa Wetton: Percussioni, voce narrante

Amanda Timms: Flauto

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