
THRAK dei King Crimson, album del 1995.
THRAK, l’undicesimo album in studio dei King Crimson, è uscito dopo un lungo periodo di inattività (l’ultimo album, Three of a Perfect Pair, era del 1984) quando Robert Fripp ha deciso di rimettere insieme la band, ma stavolta con una formula nuova: il “Double Trio”.
In pratica, due chitarre (Fripp e Adrian Belew), due bassi/stick (Tony Levin e Trey Gunn) e due batterie/percussioni (Bill Bruford e Pat Mastelotto).
Questa nuova formazione si era già fatta sentire con l’EP di prova VROOOM nel 1994, prima di arrivare all’album THRAK. L’obiettivo era quello di combinare la precisione ritmica e l’energia con un suono potente, vicino all’hard rock e al metal industriale degli anni ’90.
Il titolo “THRAK” e l’idea che sta dietro all’album rispecchiano l’approccio intellettuale, ironico e geometricamente ossessivo che da sempre caratterizza i King Crimson, soprattutto Robert Fripp.
“THRAK” è un’onomatopea inventata da Fripp, che non ha un significato preciso ma evoca un suono d’impatto fisico forte. Durante il tour del 1995, la band propose diverse definizioni ufficiali e scherzose del titolo.
Fripp lo descrisse come “il suono di 117 chitarre che colpiscono quasi nello stesso momento lo stesso accordo”, un’azione brutale di percosse alle corde, simile al rumore del legno che si spezza o del metallo che viene schiacciato.
Il Titolo, si inserisce nella scelta estetica dell’album di usare titoli-onomatopee per rappresentare i suoni degli strumenti, come il rombo del motore delle chitarre in “VROOOM” o l’esplosione delle percussioni in “B’Boom”.
Una delle definizioni ufficiali diceva: “Un impatto improvviso e preciso che parte da intenzione, direzione e impegno, per raggiungere un obiettivo”.
A differenza di molti album progressive classici, “THRAK” non è un concept album ma si basa invece sull’idea della coesistenza di opposti e sulla struttura del Double Trio: il concetto centrale è lo specchio sonoro creato dai sei musicisti.
L’album è strutturato per far scontrare o viaggiare in parallelo due trii identici (chitarra, basso e batteria), creando un senso di alienazione industriale e allo stesso tempo di ordine matematico.
Molti testi di Adrian Belew parlano del sentirsi musicisti storici immersi nella modernità alienante degli anni ’90. Brani come “Dinosaur” affrontano con amara ironia la paura di essere superati, mentre canzoni come “Sex Sleep Eat Drink Dream” riducono l’esistenza umana a un ciclo ripetitivo e industriale.
In una delle sue famose definizioni provocatorie, Fripp riassunse l’intero album come “56 minuti e 37 secondi di canzoni e musica sull’amore, la morte, la redenzione e uomini maturi che hanno erezioni”.
THRAK è un album che si colloca nel genere rock progressivo industriale, unendo la complessità del prog rock con la potenza sonora dell’heavy metal e del rock industriale anni ’90.
L’album fonde l’avanguardia con elementi che richiamano il grunge. L’impatto heavy e industrial è evidente nell’uso di chitarre distorte, suoni metallici e texture elettroniche aggressive.
Un altro elemento importante è la poliritmia del Double Trio, con due batteristi (Bruford e Mastelotto) e due bassisti (Levin e Gunn) che creano una sezione ritmica densa, geometrica e ricca di incastri matematici e tempi dispari.
L’album alterna inoltre brani più accessibili, melodici e cantati da Adrian Belew a suite strumentali e improvvisazioni d’avanguardia di grande impatto. L’uso di strumenti come i sintetizzatori per chitarra di Fripp e Belew, insieme alle linee percussive dello Stick e del Warr Guitar, sostituisce le tastiere tradizionali, creando intrecci sonori unici.
Tre brani spiccano fra a mio avviso fra gli altri, ognuno a rappresentare un’anima diversa del gruppo.
“Dinosaur”, con un riff di chitarra possente, quasi metal, accompagnato da un testo ironico di Adrian Belew che riflette sull’essere dei “dinosauri” del rock negli anni ’90. Un soprannome che ho usato spesso descrivendo me stesso.
“Walking on Air”, invece, è una ballata romantica, che mette in luce il lato più melodico e accessibile della band, grazie ai Frippertronics di Fripp e al basso fretless di Tony Levin.
Bellissima l’accoppiata strumentale “B’Boom / THRAK”, che concentra la massima energia del disco. “B’Boom” è un duello poliritmico tra le due batterie di Bruford e Mastelotto, che si trasforma nella furia industriale e cacofonica di “THRAK”.
“One Time” è però secondo me il capolavoro dell’album. Un pezzo ipnotico che trova il perfetto equilibrio tra avanguardia tecnica e bellezza melodica, con un incastro ritmico preciso e minimale su cui si intrecciano le chitarre di Belew e Fripp. Il testo e l’interpretazione vocale di Belew raggiungono una forma rara di delicatezza.
THRAK è l’ultimo grande album in studio dei King Crimson e un punto di riferimento nella loro discografia. Il disco ha grande equilibrio e una incredibile capacità di innovare, riportando la band in auge negli anni ’90 senza cadere nella nostalgia.
La formula del Double Trio, con due sezioni ritmiche e due chitarre, si rivela una scelta vincente, creando un sound imponente e potente, piuttosto che caotico. I King Crimson dimostrano di saper integrare i suoni dell’epoca, come il rock industriale e il grunge, senza esserne influenzati passivamente, ma anzi, lasciando il segno su band successive come Tool e Porcupine Tree.
THRAK rappresenta una sintesi perfetta tra la furia strumentale e d’avanguardia di Robert Fripp e la melodia pop e le ballate sognanti di Adrian Belew, una delle poche volte in cui le due anime della band si fondono così bene.
La produzione, con il suo sound freddo, metallico e cerebrale dovuto all’uso di chitarre-sintetizzatore e Chapman Stick, può risultare ostica per chi ama il prog rock classico degli anni ’70. Inoltre, la scaletta, interrotta da brevi intermezzi rumoristici e improvvisati come le varie VROOOM e THRAK, richiede un ascolto attento e impegnativo, spezzando il flusso melodico.
THRAK è però senza dubbio un album fondamentale perché ha dimostrato che il rock progressivo poteva avere un futuro brillante anche alla fine del ventesimo secolo. Non si è trattato di un semplice ritorno, ma di una vera e propria dimostrazione di modernità da parte di una band con venticinque anni di carriera alle spalle. Essenziale!
La Mia Versione
Etichetta: Panegyric – KCLPX13, Discipline Global Mobile – KCLPX13, Inner Knot – KCLPX13
Formato: 2 x Vinile, LP, Album, Reissue, Remastered, 200-gram
Paese: UK, Europe & US
Uscita: 11 ott 2019
Tracklist
A1 VROOOM 4:38
A2 Coda: Marine 475 2:42
A3 Dinosaur 6:37
A4 Walking On Air 4:38
B1 B'Boom 4:11
B2 THRAK 3:59
B3 Inner Garden I 1:47
B4 People 5:53
B5 Radio I 0:44
C1 One Time 5:21
C2 Radio II 1:03
C3 Inner Garden II 1:16
C4 Sex Sleep Eat Drink Dream 4:50
C5 VROOOM VROOOM 5:50
C6 VROOOM VROOOM: Coda 3:01
D1 Sex Sleep Eat Drink Dream 4:42
D2 Cage 1:36
D3 THRAK 7:19
D4 When I Say Stop, Continue 5:20
D5 Inner Garden (Complete) 2:43
Lineup
Chapman Stick [Stick], Cori di supporto – Trey Gunn
Basso elettrico verticale [Upright Bass], Basso elettrico, Cori di supporto – Tony Levin
Chitarra, Suoni [Soundscapes], Mellotron – Robert Fripp
Chitarra, Voce, Testi di – Adrian Belew
Percussioni [Percussioni acustiche & elettroniche] – Bill Bruford, Pat Mastelotto









