
An Undying Love for a Burning World dei Neurosis, album del 2026.
Dodicesimo album in studio della band post-metal americana, disco che segna un ritorno clamoroso e inaspettato dopo dieci anni di pausa dal precedente “Fires Within Fires” del 2016. Una vera e propria rinascita artistica per il gruppo.
Vediamo un po’ di storia della band.
I Neurosis, band iconica di Oakland, California, nascono nel 1985 grazie a Scott Kelly, Dave Edwardson e Jason Roeder. Inizialmente un collettivo hardcore punk, la band evolve con l’arrivo di Steve Von Till alla chitarra e di Noah Landis alle tastiere, abbandonando gradualmente il punk tradizionale per esplorare sonorità più lente e oscure.
Negli anni ’90, con album fondamentali come “Souls at Zero” (1992), “Through Silver in Blood” (1996) e “Times of Grace” (1999), i Neurosis diventano i veri e propri pionieri del post-metal. Il loro sound innovativo fonde la potenza dello sludge metal con elementi psichedelici, folk, rumorismo industriale e campionamenti, creando un’esperienza sonora unica e coinvolgente. I loro concerti, arricchiti da visual e proiezioni video apocalittiche, diventano veri e propri spettacoli multimediali.
La nascita di questo nuovo album è stata segnata da eventi personali difficili e cambiamenti importanti all’interno della band. Nel 2019, lo storico co-fondatore Scott Kelly ha lasciato definitivamente il gruppo dopo gravi problemi domestici.
Questo ha portato i Neurosis a un lungo periodo di pausa e riflessione. Per questa nuova fase, i membri storici Steve Von Till, Jason Roeder, Dave Edwardson e Noah Landis hanno accolto con entusiasmo Aaron Turner, figura di spicco del post-metal, già frontman di Isis e Sumac, come nuovo chitarrista e cantante.
Turner si è integrato perfettamente, contribuendo attivamente alla composizione dei brani con la sua creatività e il suo talento. L’album è stato registrato dal produttore Scott Evans in un processo rapido che ha dato vita a un suono estremamente grezzo.
L’album il cui titolo tradotto significa “Un amore immortale per un mondo che brucia” parla di sopravvivenza spirituale ed emotiva in un periodo difficile, sia a livello globale che personale. Il titolo stesso mette da un lato l’immagine di un mondo in fiamme, simbolo delle crisi ambientali e geopolitiche che ci circondano, dall’altro c’è la forza dell’amore, che resiste nonostante tutto.
Questo “Mondo che brucia” rappresenta anche le difficoltà vissute dalla band dopo l’uscita di Scott Kelly, un momento di grande cambiamento e dolore. L’”Amore immortale”, invece, è la scelta di non arrendersi, di continuare a credere nell’empatia, nell’amore e nella bellezza dell’arte, anche quando tutto sembra andare a rotoli.
L’album non si limita alla pura violenza, ma gioca anche sulla tensione e sul silenzio. Noah Landis ha un ruolo fondamentale, inserendo sintetizzatori spettrali, rumori industriali e campionamenti che richiamano i Pink Floyd più oscuri. Molti brani si sviluppano attraverso lunghi crescendo rituali, come la suite finale “Last Light” (17 minuti), che si trasforma gradualmente in una escalation industrial.
Aaron Turner, con il suo growl profondo, cavernoso e astratto, si abbina perfettamente alle urla disperate di Steve Von Till. A queste due voci si alternano i cori profondi del bassista Dave Edwardson e spoken word spettrali, creando un vero e proprio coro tragico che racconta perfettamente il collasso del mondo.
“An Undying Love for a Burning World” è un album che ti prende subito, con la sua carica emotiva e le scelte sonore audaci. Ci sono di momenti che mi hanno colpito particolarmente.
L’inizio dell’album è davvero indimenticabile per l’intensa carica emotiva che trasmette, un inizio da pelle d’oca. L’introduzione strumentale “We Are Torn Wide Open” crea una tensione quasi cinematografica. I droni industrial e i rintocchi tribali danno un senso di vuoto e di pericolo imminente.
In “Mirror Deep”, a metà del brano, la musica rallenta, quasi si ferma, creando un’atmosfera sospesa, per poi esplodere in una sezione di pesantezza incredibile. È proprio in questo momento che Aaron Turner urla la frase “True wealth between our fingers slip, as we count the dead”. Un passaggio che unisce la forza malinconica del post-metal alla forza dirompente. I sintetizzatori di Noah Landis portano la traccia a livelli quasi spaziali.
Poi c’è “Blind”: la sezione centrale strumentale si apre a dinamiche dilatate e ipnotiche, che ricordano un po’ i Pink Floyd più psichedelici e il krautrock, rallentando i tempi e lasciando spazio alla musica. Il contrasto successivo, tra voci pulite e growl potenti su un muro di chitarre imponente, è uno dei passaggi più intensi e sorprendenti dell’album.
“Seething and Scattered” ha dei riff diretti, sincopati e pieni di tensione, che sfociano in una ritmica inaspettata. La batteria di Jason Roeder crea un’atmosfera quasi tribale prima che il brano si diriga verso progressioni spettacolari.
Infine, il finale di “Last Light” (una suite di 17 minuti), una suite colossale che si conclude con il grido disperato e angosciato “What have we done?”, che si perde in un loop di rumori industrial, droni e feedback.
Questo album è senza dubbio un capolavoro. Turner non si è limitato a sostituire Scott Kelly, ma è diventato un vero e proprio motore creativo, portando il suo growl profondo e il suo approccio unico. Non è un’operazione nostalgia, ma un’opera che dimostra come i Neurosis siano ancora i re del post-metal, capaci di reinventarsi e di emergere anche da grandi difficoltà personali.
La Mia Versione
Etichetta: Neurot Recordings – NR138
Formato: 2 x Vinile, LP, Album, Repress, Coke Bottle Smoke
Paese: USA & Europe
Uscita: 19 giu 2026
Tracklist
A1 We Are Torn Wide Open
A2 Mirror Deep
A3 First Red Rays
B4 Blind
B5 Seething And Scattered
C6 Untethered
C7 In The Waiting Hours
D8 Last Light
Lineup
Art Direction – Neurosis
Band [Neurosis Is:], Bass, Vocals – Dave Edwardson
Band [Neurosis Is:], Drums – Jason Roeder
Band [Neurosis Is:], Guitar, Vocals – Aaron Turner, Steve Von Till
Band [Neurosis Is:], Synthesizer [Synths], Samples, Vocals – Noah Landis
Layout, Drawing [Drawings], Design Concept [Collage] – Aaron Turner
Mastered By – Matthew Barnhart
Recorded By [Additional Recording] – Randall Dunn (tracce: D8)
Recorded By, Mixed By – Scott Evans









