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The Endless River, ultimo album dei Pink Floyd

13-07-2026 08:00

FrancescoProg

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The Endless River, ultimo album dei Pink Floyd

The Endless River, ultimo album dei Pink Floyd, del 2014. Questo album, principalmente un omaggio a Richard Wright scomparso nel 2008,...

The Endless River, ultimo album dei Pink Floyd, del 2014.

 

Questo album, principalmente un omaggio a Richard Wright scomparso nel 2008, segna ufficialmente la fine della band.  Non si tratta di nuove registrazioni, ma di materiale d’archivio. Si basa su oltre 20 ore di registrazioni inedite del 1993, realizzate durante le sessioni per “The Division Bell” (1994). 

All’epoca, Gilmour, Mason e Wright avevano messo insieme queste tracce ambient e strumentali in un progetto provvisorio, chiamato ironicamente “The Big Spliff”, poi accantonato per concentrarsi sulle canzoni tradizionali.


A vent’anni di distanza, Gilmour e Mason hanno deciso di riaprire quegli archivi per celebrare lo stile e il contributo unico di Wright, con un focus particolare sulle sue tastiere.  Nel corso di un anno, hanno ristrutturato, editato e arricchito i vecchi nastri, registrando nuove parti di chitarra e batteria nello studio-houseboat Astoria.  La produzione, oltre a Gilmour, è stata affidata a Phil Manzanera (Roxy Music), Youth e Andy Jackson.


Roger Waters non è stato coinvolto in alcun modo nel progetto, poiché aveva lasciato ufficialmente la band nel 1985 e non aveva preso parte alle sessioni originali del 1993.

 

Il titolo, “The Endless River”, è una citazione diretta dall’ultimo verso di “High Hopes”, la traccia che chiudeva “The Division Bell”.

 

L’album è quasi interamente strumentale, con 18 tracce suddivise in quattro suite principali, caratterizzate da atmosfere ambient, d’atmosfera e psichedeliche.  L’unico brano cantato è “Louder Than Words”, con il testo di Polly Samson, moglie di Gilmour, che racconta la complessa storia umana e l’alchimia artistica della band, al di là delle loro storiche liti.  

 

Il testo riconosce apertamente le difficoltà relazionali tra i musicisti, descrivendo un clima di scontri, ferite e incomprensioni. Nonostante l’incapacità di comunicare a livello personale, tutto cambiava quando imbracciavano gli strumenti. La musica diventava una forza superiore, capace di esprimere ciò che le parole non potevano dire. Il brano mette in luce la “telepatia musicale” e l’alchimia che si creava in studio, un ultimo omaggio formale al tastierista scomparso e al magico amalgama sonoro che i Pink Floyd riuscivano a generare quando erano uniti.


Anche in questa traccia sono presenti le tastiere originali di Richard Wright.
Anche se David Gilmour ha rifinito e cantato il brano molti anni dopo, la struttura portante del pezzo si basa sul tappeto sonoro di base e i ricami di tastiera che fluttuano sotto la sua voce, che provengono dalle sessioni dell’album The Division Bell.

 

The Endless River ha un sound ambient, strumentale e psichedelico, con lunghe suite che creano un’atmosfera avvolgente.  L’intero disco è un viaggio attraverso paesaggi sonori astratti, flussi musicali continui e elementi elettronici dilatati. I brani si susseguono senza interruzioni, offrendo un’esperienza d’ascolto immersiva.


Le tastiere di Richard Wright, recuperate dalle sessioni del 1993, sono preponderanti.  Il suo suono, caratterizzato da tappeti sonori di sintetizzatori (come il famoso Kurzweil), ricami psichedelici e ipnotici di organo Hammond e Farfisa, e le note malinconiche del pianoforte acustico, dettano il ritmo emotivo dell’album.


La chitarra di David Gilmour, invece, non punta a riff rock potenti, ma si configura come una seconda voce.  I suoi assoli sono dilatati, con note lunghe, sognanti e arricchite da effetti di delay e reverb.  L’uso della lap steel guitar, tipico del suo sound storico (come in “Shine On You Crazy Diamond”), contribuisce a creare suoni fluttuanti, ariosi e malinconici.


L’album è ricco di richiami al passato e alla nostalgia per gli anni ’60 e ’70.  Si tratta di un compendio della storia sonora dei Pink Floyd.  Tracce come “It’s What We Do” o “Sum” rievocano le atmosfere cosmiche e i droni spaziali dei primi anni Settanta, mentre alcuni passaggi con percussioni tribali e suoni d’organo riprendono le sperimentazioni del periodo di “Ummagumma” (1969) e delle colonne sonore composte dalla band a fine anni Sessanta.


Questo album però in realtà racconta soprattutto la storia di un’amicizia profonda, quella tra David Gilmour e Richard Wright, il legame più sincero, discreto e longevo all’interno dei Pink Floyd. Gilmour stesso la definisce una “telepatia musicale”, un’intesa che ha resistito ai conflitti più aspri che hanno diviso gli altri membri storici della band.


Quando Gilmour entrò nei Pink Floyd nel ’68 per sostituire Syd Barrett, Wright lo accolse a braccia aperte, aiutandolo ad ambientarsi. La loro sintonia raggiunse l’apice nel ’71 con “Echoes” (nell’album “Meddle”): le loro voci si fondevano in armonie che divennero il marchio di fabbrica del gruppo. La canzone si sviluppa proprio sul continuo scambio tra la chitarra di Gilmour e le tastiere di Wright. Wright compose le basi musicali di pezzi iconici come “Us and Them” e “The Great Gig in the Sky”, su cui Gilmour costruì i suoi assoli più famosi.


Successivamente, durante le difficili registrazioni di “The Wall”, Roger Waters impose il licenziamento di Wright, relegandolo al ruolo di semplice turnista per i concerti dell’80-81.


Gilmour definì quel momento uno dei più tristi e ingiusti della storia della band. Non potendo impedire l’allontanamento a causa delle forti tensioni interne, Gilmour mantenne i contatti privati con l’amico, aspettando il momento giusto per rimediare. Dopo l’uscita di Waters dal gruppo nell’85, Gilmour prese le redini dei Pink Floyd e la sua prima mossa fu riportare Wright nella band:


Wright tornò inizialmente come turnista in “A Momentary Lapse of Reason” (1987) per questioni legali, per poi essere reintegrato a tutti gli effetti in “The Division Bell” (1994). Gilmour disse che riavere Wright in studio restituì al gruppo la vitalità, l’umorismo e la magia che si erano persi.


Negli anni 2000, il loro legame si estese oltre i Pink Floyd. Gilmour volle Wright al suo fianco sia nel tour acustico del 2002 che nel tour dell’album solista “On an Island” (2006): Wright cantò e suonò in ogni data, commosso dalle standing ovation che il pubblico gli riservava ogni sera. Fu l’ultimo grande regalo di Gilmour all’amico, offrendogli la gioia di esibirsi sul palco prima della sua prematura scomparsa per un tumore nel settembre 2008.


Gilmour ha sempre descritto Wright come un uomo gentile, umile e senza ego competitivo. Fuori dallo studio, erano soliti passare le vacanze insieme in barca a vela nel Mediterraneo, condividendo il silenzio e la passione per il mare.


Il giorno della sua morte, Gilmour lo salutò pubblicamente con parole toccanti: «Nessuno può sostituire Richard Wright. È stato il mio partner musicale e il mio amico». L’intero album “The Endless River” è l’ultimo atto d’amore di Gilmour verso questa storica amicizia.

 

La Mia Versione

Etichetta: Parlophone – 825646215478
Formato: 2 x Vinile, LP, Album, Stereo, 180 Gram
Paese: Europe
Uscita: 7 nov 2014

 

TrackList

Things Left Unsaid – 4:24

It's What We Do – 6:21

Ebb and Flow – 1:50

Sum – 4:49

Skins – 2:37

Unsung – 1:06

Anisina – 3:15

The Lost Art of Conversation – 1:43

On Noodle Street – 1:42

Night Light – 1:42

Allons-y (1) – 1:56

Autumn '68 – 1:35

Allons-y (2) – 1:35

Talkin' Hawkin' – 3:25

Calling – 3:38

Eyes to Pearls – 1:51

Surfacing – 2:46

Louder Than Words – 6:32

 

LineUp

David Gilmour – Chitarra, voce, tastiere, basso

Nick Mason – Batteria, percussioni

Richard Wright – Tastiere, pianoforte, organo Hammond

 

Musicisti Ospiti

Guy Pratt – Basso

Bob Ezrin – Basso, tastiere aggiuntive

Andy Jackson – Basso, effetti sonori

Jon Carin – Sintetizzatori

Damon Iddins – Tastiere aggiuntive

Anthony Moore – Tastiere

Gilad Atzmon – Clarinetto tenore, sassofono contralto

Chani Chwa Choir – Cori (nel brano Louder Than Words)

Durga McBroom – Cori

Louise Marshall – Cori

Sarah Brown – Cori

Stephen Hawking – Voce elettronica campionata

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