| Canterbury Scene | Crossover Prog | Eclectic Prog | Extreme Prog Metal | Folk Rock | Heavy Prog | Jazz-Rock Fusion | Krautrock | Neo Prog | NON PROG | Northern Prog | Post Metal | Post Rock | Prog Related | Progressive Electronic | Progressive Metal | Psychedelic Rock | Rock Progressivo Italiano | Space Rock | Symphonic Rock | Zeuhl |

Progressive Rock World

img_8369
whatsapp image 2025-09-14 at 16.42.25.jpeg

facebook
youtube
whatsapp

HOME FrancescoProg 760 Recensioni 427 Artisti 93 Schede biografiche Collezione PlayList 

TOP 10s Best of 2025 Best of 2026 5★ 4★ 3★ 2★ 1★

Canterbury Scene Crossover Prog Eclectic Prog Extreme Prog Metal Folk Rock Heavy Prog Jazz-Rock Fusion Krautrock Neo Prog Northern Prog Post Metal Post Rock Progressive Electronic Progressive Metal Psychedelic Rock RIO-Avant-Prog Rock Progressivo Italiano Space Rock Symphonic Rock Zeuhl - Prog Related - NON PROG

Kanaan album omonimo

03-11-2026 08:00

FrancescoProg

Psychedelic Rock, Space Rock, Northern Prog, ESSENZIALE, Album 2026, kanaan, ingvald-andre-vassb,

Kanaan album omonimo

Kanaan album omonimo, del 2026. I Kanaan, power trio norvegese, tornano festeggiando un traguardo importante nel 2026, il decimo anniversario, e per l

img_4532.jpeg

Kanaan album omonimo, del 2026.

 

I Kanaan, power trio norvegese, tornano festeggiando un traguardo importante nel 2026, il decimo anniversario, e per l’occasione, ci regalano il loro decimo album in studio, che si intitola semplicemente “Kanaan”.  

 

Su Progressive Rock World, i Kanaan sono molto apprezzati, e io ho avuto il piacere di ascoltare tutta la loro discografia.  Li considero una delle band più interessanti e costanti nella scena psichedelica e fusion di oggi.

La loro musica è un mix fantastico di heavy psych, stoner rock, space rock e jazz fusion.  Si ispirano a band come i Neu!, con il loro minimalismo, al ritmo incalzante dei Motorik e all’energia degli Amon Düül II (il cui brano più famoso si chiama proprio “Kanaan”, e dubito sia una coincidenza).  La loro forza principale è il Jamming, con un approccio basato sull’improvvisazione.  Le loro lunghe tracce strumentali creano atmosfere ipnotiche partendo da riff o pattern semplici, alternando momenti di quiete cosmica a esplosioni di energia caotica. 

 

Questo trio è composto da musicisti di talento con capacità tecniche impressionanti. Ask Vatn Strøm, alla chitarra, è un vero maestro nel creare trame distorte e acide che catturano l’attenzione. Ingvald André Vassbø, alla batteria, porta un’energia travolgente alla musica, tanto da guadagnarsi il rispetto nella scena prog e collaborare dal vivo con i Motorpsycho. Eskild Myrvoll, al basso e ai synth, aggiunge profondità ai loro brani con il suo suono di basso ricco di armoniche e un tocco “drone” che ricorda la psichedelia anni ’60.  L’uso di rumori spaziali grazie a sintetizzatore e harmonium rende la loro musica ancora più affascinante.

 

I Kanaan sono una band d’avanguardia che non potete assolutamente perdervi. Conosciuti per la loro scrittura super creativa e le performance live e in studio che sono semplicemente pazzesche, i loro album sono un mix esplosivo di generi diversi che creano un sound unico e coinvolgente. Eccone Alcuni.

 

Il loro debutto, “Windborne” (2018), è un disco strumentale di altissima tecnica, con influenze jazz-fusion che ricordano la Mahavishnu Orchestra.  Un inizio col botto.Poi c’è “Double Sun” (2020), che ho recensito di recente e che considero uno dei loro album migliori.  Qui trovano il perfetto equilibrio tra l’anima jazz-fusion e quella rock, raccontando una storia vera e propria solo con la musica. 

 

“Downpour” (2023) è un altro album da urlo, con un uso massiccio del Fuzz e bassi potenti che fanno vibrare le ossa.  Riescono a trovare un equilibrio perfetto tra jam libere e strutture compositive solide, dimostrando tutta la loro versatilità e creatività.  E non dimentichiamoci di “Langt, langt vekk” (2024), realizzato insieme agli Ævestaden.  Un album splendido che mantiene altissimo il livello della band, fondendo il loro tipico jazz-psych con la musica “folktronica” e gli strumenti tradizionali.  Un sound ricco e stratificato che avvolge completamente.

 

Questo nuovo album vede la formazione originale dei Kanaan al completo, e che dire, è ancora una volta una vera bomba, Ogni brano è stato composto, arrangiato e suonato esclusivamente dal trio, e le quattro lunghe suite strumentali racchiudono tutta l’esperienza maturata in dieci anni di jam e tour.  In questo disco i Kanaan non stravolgono il loro sound, ma lo portano agli estremi, e il risultato è un “terremoto sonoro”, come lo descrive la band stessa (e io concordo in pieno).

 

Se i primi album, come Windborne o Double Sun, erano più jazz-fusion acido e Krautrock, qui il trio si lancia a capofitto nello stoner-metal. I riff sono potenti e granitici, i più pesanti che abbiano mai fatto, superando persino l’impatto di Earthbound (2021) e Downpour (2023).

 

A differenza della serie sperimentale Diversions (2023-2026), che puntava sul minimalismo, droni e improvvisazioni ambient super rilassanti, le parti psichedeliche di questo album sono più caotiche e distorte. Le tracce ti fanno fluttuare per poi catapultarti in paesaggi sonori decisamente energici. L’album ha una forte impronta retrò rispetto alle produzioni più pulite di prima. Registrato analogicamente, il sound è volutamente più ruvido, vintage e non troppo levigato. L’uso abbondante del Mellotron e di sintetizzatori analogici d’epoca aggiunge un calore d’altri tempi, che contrasta con la potenza dei riff stoner.

 

Questo album è composto da sole quattro tracce che si snodano per 44 minuti. I groove si sviluppano con calma, e i riff si evolvono all’interno di suite epiche come la conclusiva “The Wonderer (Part I-V)”, che da sola occupa metà del disco.

 

Se gli album precedenti esploravano le diverse anime del trio – jazz, folk, droni, quello del 2026 le fonde in un unico sound coeso. Le melodie sono più orecchiabili e i momenti più pesanti sono decisamente più intensi e d’impatto.

 

C’è anche un’evoluzione interessante nella strumentazione, pur mantenendo la classica struttura del power trio con chitarra, basso e batteria.  L’innovazione principale sta nell’espansione e nella sperimentazione con effetti e strumenti secondari, che hanno dato vita a un suono più corposo, sporco e retrò rispetto al passato.

 

Una delle novità più interessanti è l’introduzione del no-input mixer da parte del bassista Eskild Mørtl Myrvoll.  Questa tecnica di musica elettronica sperimentale consiste nel ricollegare i cavi di un mixer agli ingressi dello stesso, creando un circuito chiuso di feedback. Invece di usare sintetizzatori tradizionali per creare tappeti sonori spaziali, la band genera rumori astratti, droni imprevedibili, stridori e distorsioni elettroniche pure. Questo rende le parti psichedeliche molto più selvagge, caotiche e fuori controllo rispetto ai dischi precedenti.

 

Myrvoll si cimenta anche come polistrumentista, introducendo in modo massiccio il Mellotron e una vasta gamma di sintetizzatori analogici vintage. Il Mellotron bilancia la potenza dello stoner rock con un’atmosfera nostalgica, orchestrale e cupa, tipica del progressive rock classico.

 

Ask Vatn Strøm, il chitarrista, si è davvero sbizzarrito con i pedali ad effetto, soprattutto con il Fuzz e il Wah-Wah.  Se nei primi dischi il suono della chitarra era più pulito, nitido e jazz-rock, in questo album le chitarre elettriche sono spinte al massimo della saturazione.  Per ottenere quel suono pesante quasi metal di tracce come P1800, la band ha continuato a usare accordature ribassate.

 

Anche se sono un trio, nei credits dell’album si legge che Eskild Myrvoll ha registrato diverse tracce di chitarre in più in studio.  Questo ha permesso di creare dei muri di suono davvero imponenti (per esempio nella suite The Wonderer), dove si sentono due chitarre elettriche che si intrecciano o si sfidano, un effetto che sarebbe impossibile da ottenere dal vivo in tre senza usare loop o sovraincisioni.

 

La batteria di Ingvald Vassbø mantiene il suo sound acustico e jazzato super ipnotico, mentre Ask ed Eskild hanno messo da parte le pulizie fusion per imbracciare un sacco di amplificatori saturi, feedback elettronici puri e tastiere vintage degli anni ’70.

 

L’album è un viaggio psichedelico in quattro tappe, ognuna con un ruolo ben preciso e un sound distintivo.

Si parte con “P1800”, la traccia d’apertura e primo singolo.  

 

Un’esplosione di energia stoner metal e motorik, con riff di chitarra possenti e una batteria ossessiva che cattura subito l’attenzione e definisce il sound pesante dell’album.

Segue “Silver Cloud Blues”, seconda traccia e singolo anch’esso.  

 

Qui la band rallenta, esplorando atmosfere dilatate e psichedeliche, con un tocco blues tradizionale ma elettrificato dal fuzz.  

 

Un brano dinamico, che alterna momenti rilassati a improvvise impennate acide di chitarra.

“Ouroboros”, la terza traccia, funge da preludio al gran finale.  

 

Ispirata al simbolo dell’antico serpente che si morde la coda, gioca sulla ciclicità e l’ipnosi, con influenze krautrock e sperimentazioni elettroniche che creano una spirale sonora crescente di tensione.

Chiude l’album “The Wonderer (Part I-V)”, una suite di 21 minuti che occupa l’intera seconda metà del disco.  

 

Un viaggio in cinque atti, che spazia da droni oscuri a sezioni orchestrali, jam jazz-fusion e un cataclismatico muro di suono distorto.  La massima espressione creativa dei Kanaan, con sovraincisioni di chitarra che creano un’esperienza d’ascolto maestosa e immersiva.  

 

Un capolavoro che racchiude tutto ciò che la band ha seminato in dieci anni di carriera.

L’album nel complesso è uno dei loro lavori migliori e quello che li rappresenta al meglio.  Riescono a mettere insieme alla perfezione le due anime che li hanno sempre contraddistinti: quella più intellettuale, tecnica e jazz-fusion dei primi tempi, con quella più viscerale, pesante e stoner-doom degli ultimi anni. 

 

Hanno deciso di puntare su sole quattro tracce, con la lunga suite a fare da regina.  Una scelta coraggiosa, che dimostra una grande fiducia nelle loro capacità.  E la band non delude: gestisce i tempi e le dinamiche con maestria, tenendoci incollati agli altoparlanti per tutti i 44 minuti del disco.

 

La registrazione analogica, insieme alle nuove sperimentazioni, dà all’album un suono unico: sporco, potente, vintage e incredibilmente affascinante, tutto contemporaneamente. 

 

I Kanaan continuano a spingere i confini della musica, confermandosi come una delle band più solide, creative e importanti del panorama heavy-psych europeo di oggi e offrendo un’esperienza sonora avvincente e innovativa.  Se non li conoscete ancora, correte ad ascoltarli. 

 

Capolavoro Assoluto. Disco Essenziale.

 

Potete trovarlo su BandCamp

 

La Mia Versione

Etichetta: Jansen Records – JANSEN187LPLTD, Jansen Records – JANSEN187LP
Formato: Vinile, LP, Album, Limited Edition, "Algae"
Paese: Norway
Uscita: 16 ott 2026

 

Tracklist

A1        P1800    2:43
A2        Silver Cloud Blues    6:52
A3        Ouroboros    13:41
B        The Wonderer (Part I-V)    21:06

 

Lineup

Bass, Synthesizer [Synthesizers], Mellotron, Guitar [Additional Guitars], Other [No-input Mixer] – Eskild Mørtl Myrvoll
Composed By [All Music] – Kanaan
Cover, Design – Bianca Brandner
Drums, Percussion – Ingvald Vassbø
Electric Guitar, Acoustic Guitar – Ask Vatn Strøm
Mastered By – George Tanderø
Overdubbed By – Kanaan
Recorded By, Mixed By – Dag Erik Johansen

img_4530.jpegimg_4532.jpegimg_4533.jpegimg_4534.jpegimg_4537.jpegimg_4538.jpeg
img_4536.jpeg